Aspettando Cannes: “Only Lovers Left Alive” di Jim Jarmusch

di Redazione Commenta

L’amore tra due vampiri non si compie solo alla maniera di “Twilight”. Esistono delle alternative, e Jim Jarmusch è il maestro nel tirarle fuori. Lo ha già fatto rivoluzionando altri generi cinematografici e consegnando alla storia autentici capolavori. Ci riprova con “Only Lovers Left Alive”, in compagnia di Tom Hiddleston e Tilda Swinton.

Nella nostra personale classifica dei film più attesi al Festival di Cannes 2013 non poteva non esserci un regista del calibro di Jim Jarmusch. Gli amanti della settima arte sanno che è lui l’uomo dietro la macchina da presa in film quali “Dead Man” e “Ghost Dog” (la cui colonna sonora è affidata a quel Robert Diggs che ora ha esordito come regista in “L’uomo con i pugni di ferro“).

E che film, signori! Se c’è una caratteristica che contraddistingue l’operato di Jim Jarmusch, quella caratteristica è sicuramente la sua straordinaria capacità di rivoluzionare un genere cinematografico. Come fa? Lo osserva, lo plasma, lo reimposta a sua immagine e somiglianza per fornire una sorta di redirect al target di riferimento. Così, in un mondo affetto da citazionismo e/o anonimia, non si può non riconoscere a Jarmusch questa capacità. Lo ha fatto con “Ghost Dog”, nel 1999, rivoluzionando il genere gangster in virtù della presenza di un protagonista dal cuore tenero e la vita stretta in un pugno. Quello che apriva per liberare i suoi piccioni, aspettandoli al ritorno con in mano l’Hagakure.

Lo ha fatto, ancor prima, con “Dead Man“, nel 1995. Al tempo, Jarmusch, decise di rivoluzionare il genere western. E ci riusci.

Ora, sembra scattata l’operazione “anti-Twilight”. Già, perché il suo “Only Lovers Left Alive“, in concorso durante la sessantaseiesima edizone del Festival di Cannes, parte da una storia tra due vampiri. Niente a che vedere però con Robert Pattinson e Kristen Stewart. Qui l’amore parla con altri gruppi sanguigni e, soprattuto, il mosaico di Jarmusch parla un’altra lingua cinematografica.

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