Valérie-Diario di una ninfomane: recensione

di Pietro Ferraro 1

Valérie (Belén Fabra) dopo aver scoperto i piaceri del sesso a quindici anni si accorge di avere un indole diciamo incontrollabile, non tanto verso gli uomini come figura maschile, ma come fonte di piacere senza alcun sentimento, veri e propri oggetti erotici per soddisfare delle pulsioni irrefrenabili che lentamente ne minano la psiche e la portano a comportamenti borderline.

La vita della donna sembra scorrere tra notti solitarie, incontri sessuali occasionali ed una nonna che dall’alto della sua esperienza cerca di indirizzarla verso la propria realizzazione personale. Un bel giorno nella vita di Valérie arriva l’amore e la donna si accorge che ci può essere attrazione non per forza basata sulle pulsioni sessuali, scoppia l’amore e arriva un periodo di pace interiore e sogni di famiglia, progetti e quotidianità.

Poi il sogno si infrange, l’uomo che Valérie ama non è quello che sembrava, nasconde un indole psicotica, ha scoppi d’ira, una violenta gelosia e comportamenti che ne rivelano un sempre più incontrollabile disagio mantale, Valérie scoprirà che famiglia e matrimonio non sono la strada giusta per lei e deciderà di intraprenderne un’altra che nasconde imprevedibilmente un percorso di autoconsapevolezza e redenzione.

Valérie-Diario di una ninfomane delude su molti fronti, i dialoghi ridondanti, l’invadente colonna sonora e la scelta di una patinatura estrema, non si sa quanto voluta dal regista Christian Molina, danno a tutta l’operazione un’aria fredda e distaccata che lascia chi guarda a milioni di chilometri dalla protagonista senza dare la possibiltà di capirne fino in fondo le reali motivazioni che farebbero scattare la giusta empatia.

Proprio non si riesce a provare comprensione ne disapprovazione per una serie di immagini e comportamenti compulsivi che di sensuale ed erotico hanno ben poco, per non parlare della nonna di Valérie interpretata dalla bravissima Geraldine Chaplin costretta a recitare dialoghi assurdi come quello in cui la nipote le confessa un disagio che ne mina la psiche, che la ragazza sospetta essere ninfomania e che la porta a comportamenti estremi e pericolosi, a cui l’anziana signora fa eco con la tesi che la ninfomania l’hanno inventata gli uomini. Inconcepibile come tesi e decisamente poco credibile se pronunciata da una persona anziana figlia di un’altra epoca e di un’altra generazione.

Così si passa ad una serie di giustificazioni al palese disagio della protagonista sempre più sola e anaffettiva con la comparsa dell’amore che in men che non si dica si rivela un possessivo licantropo che si esibisce in una serie di scenette da dramma della gelosia rivelandosi in seguito un pericoloso psicotico e allora via ad una nuova serie di giustificazioni per le successive scelte estreme della bella Valérie.

Pretenzioso manuale protofemminista sulla libertà sessuale che non coinvolge, melò freddo e a tratti fastidiosamente formale come un manuale d’anatomia, certamente elegante, con dei volenterosi e talentuosi interpreti, ma proprio nulla di più.

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