Un ponte per Terabithia, recensione

di Pietro Ferraro 4

Jesse (Josh Hutcherson) è un tredicenne introverso con problemi in famiglia dovuti alla precarietà dei mezzi economici di cui i suoi genitori dispongono, questo si riflette sulla sua vita, sulla scuola e sul rapporto col prossimo, il suo continuo rinchiudersi in se stesso lo porta ad avere un rapporto conflittuale con alcuni bulli della sua scuola che lo trasformano nel bersaglio prediletto dei loro scherzi crudeli.

Un bel giorno nella vita di Jesse fa capolino una nuova amica, Leslie Burke (AnnaSophia Robb), sua coetaenea con una dote innata per le fiabe e una gran voglia di sognare e sfuggire ai suoi problemi quotidiani, proprio come Jesse. Così i due stringono una bella amicizia che li porterà ad isolarsi dal mondo e a fantasticare insieme su regni magici e fiabesche creature.

I due ragazzi hanno un posto segreto, una sorta di zona franca lontano dagli adulti dove sono liberi di creare il loro mondo, il regno di Terabithia, e di popolarlo di magiche creature sotto il loro dominio, si perchè i due si sono eletti sovrani del regno, ma ben presto la realtà irromperà  prepotentemente invadendo il mondo creato dai ragazzi che dovranno affrontare il loro destino, il dolore della perdita e il difficoltoso e necessario passaggio all’età adulta.

Secondo adattamento per il grande schermo del romanzo omonimo di Katherine Paterson, la prima versione risale al 1985, questa volta grazie all’evoluzione tecnologica dell’ultimo ventennio il regista Gabor Csupo si avvale di effetti visivi all’avanguardia per materializzare il mondo creato dalla fervida fantasia dei due giovani protagonisti.

Un ponte per Terabithia è un’intenso e toccante inno alla fantasia e all’immaginario infantile, ingannevole il battage pubblicitario e gli intenti dei produttori che hanno cercato di vendere la pellicola come fantasy, chi cerca un fantasy sappia che questo non è ne Le cronache di Narnia ne tantomeno Harry Potter, ma una parabola sulla crescita, un delicato racconto di formazione che passa attraverso la  sofferenza della perdita e la forza dell’immaginazione.

Stabilito che Un ponte per Terabithia non e un fantasy, possiamo tranquillamente affermare che il film è sicuramente riuscito, tutto è a misura di adolescente, alcune scene forse sono emotivamente troppo cariche per un pubblico di bambini, ma l’atmosfera potrà catturare l’attenzione dei più grandicelli e sicuramente degli adulti, il tutto all’insegna di un family-movie emotivamente molto interessante e cosa non da poco molto ben interpretato.

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