Soul Surfer, recensione in anteprima

di Pietro Ferraro 2

Bethany Hamilton (AnnaSophia Robb) è una giovanissima e talentuosa surfista che vive alle Hawaii insieme alla sua famiglia, composta dai suoi genitori Tom e Chery (Dennis Quaid ed Helen Hunt) e i suoi due fratelli Noah e Timmy (Ross Thomas e Chris Brochu). Bethany ha un’unica immensa passione che le riempie il cuore e le giornate, quella per per il suo surf che pratica a livello agonistico con ottimi risultati, passione che condivide con la sua migliore amica Alana Blanchard (Lorraine Nicholson), le due dopo una gara che le vede svettare riescono anche a conquistare uno sponsor, insomma sembra che per Bethany e la sua amica la strada per il successo sia ormai  lastricata di certezze.

Purtroppo il destino deciderà ben altro per Bethany, mettendola di fronte ad una prova titanica che potrebbe distruggerne l’intera esistenza, l’attacco di uno squalo le costerà un braccio e da quel momento in poi per lei la vita si trasformerà in una corsa ad ostacoli, in cui l’intera famiglia cercherà di supportarla, spronandola e proteggendola sino a che la ragazza non deciderà di tornare in acqua e cercare tra le onde una nuova vita da vivere e nuovi obiettivi da raggiungere.

Davvero toccante e ben girato questo dramma confezionato con cura e basato su la vera storia di una giovane surfista miracolata, che a tredici anni riuscì a salvarsi dall’attacco di uno squalo e che dopo aver perso un braccio tornò a gareggiare raccogliendo in seguito la sua esperienza nel libro Soul Surfer che poi da il titolo al film.

Il regista Sean McNamara (Nata per vincere) dirige, produce e scrive questo biopic con un occhio rivolto al pubblico adolescente, ma con la ferma intenzione di portare al cinema un target di spettatori piuttosto ampio e bisogna dire che il taglio a mezzavia tra family-movie, film a sfondo sportivo e teen-movie riesce appieno a raggiungere il suo obiettivo, aiutato senza dubbio oltre che da una regia solida anche da un cast di caratura a partire dalla talentuosa AnnaSophia Robb, che dall’ottima prova nel drammatico Un ponte per Therabitia non aveva trovato più un copione che riuscisse a sfruttare appieno un talento difficile da non notare e in questo ruolo, coraggioso ed intenso la ragazza arriva dritto al cuore, supportata in tutto e per tutto da un paio di veterani come Quaid e la Hunt da sempre una garanzia.

Qualcuno potrebbe storcere il naso per la confezione tipicamente made in Hollywood che punta alla pancia dello spettatore con un ritorno emotivo di sin troppo facile presa, qualcun’altro per la retorica filo-cristiana, a noi importa ben poco di tutto ciò perchè il film ci ha commosso e convolto e visto che gli attori sfoderano performance partecipate e la regia fa il suo dovere, consigliamo di non perdere l’occasione di visonarlo.

La citazione:

Sono nata per surfare, questo è il motivo per cui mi sveglio alle prime luci dell’alba ogni giorno, è per questo che sopporto le irritazioni sulla pancia, i tagli, i muscoli talmente stanchi da sembrare spaghetti. Ho imparato che la vita è molto simile al surf e quando finisci nella zona d’impatto hai bisogno di tornare su in fretta, perchè non puoi mai sapere cosa c’è dietro la prossima onda, ma se hai fede tutto è possibile…qualsiasi cosa. (Bethany Hamilton)

Note di produzione: nel cast tre volti noti del piccolo schermo Kevin Sorbo (Hercules), Craig T. Nelson (Parenthood) e Branscombe Richmond (Renegade), il titolo completo del libro della Hamilton è Soul Surfer: A True Story of Faith, Family, and Fighting to Get Back on the Board, per ricreare l’effetto dell’arto mancante si è ricorsi ad una camicia verde indossata sul set dalla Robb su cui poi si è intervenuti in post-produzione con inserti in CGI.

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