Ultimatum alla Terra: il futuro in bianco e nero

di Pietro Ferraro 5

E’ il 1951, gli Stati Uniti del dopoguerra affrontano le proprie paure, il nucleare, il pericolo comunista, paure che solo un genere altro, come quello fantascientifico, lontano dalla realtà eppure cosi profetico e dentro la società, può affrontare.

Washington, davanti alla Casa Bianca atterra un disco volante, ne esce Klaatu, un umanoide. Le sue intenzioni non sembrano aggressive, ma i soldati accorsi per presidiare la zona lo feriscono. Ricoverato in ospedale l’alieno si accorge dell’impossibiltà di portare a termine il suo compito, La missione è comunicare un messaggio ai terrestri da parte di una fantomatica Confederazione Galattica, o il pianeta Terra smette di autodistruggersi con il nucleare e la guerra e si unisce alla Confederazione o lui ed il suo robot Gort saranno costretti ad annientare l’umanità.

Klaatu fugge dall’ospedale e si mischia ai terrestri vivendo per qualche tempo con una donna e suo figlio. Tra i due nasce un sentimento, e lei decide di aiutare l’alieno nella sua missione, riunire una delegazione di scienziati, ci riesce, ma durante il suo discorso klaatu viene ucciso dai militari. Dal disco volante esce Gort, che riporta il corpo dell’alieno esanime nel disco e lo rianima. Klaatu ripresosi riesce finalmente a comunicare il suo messaggio e a ripartire per il suo pianeta.

Ultimatum alla Terra è un piccolo classico diretto da Robert Wise e tratto dal romanzo Addio al padrone di Harry Bates, citatissimo in molti B-movie degli ultimi vent’anni, ne citiamo due in particolare, ne L’armata delle tenebre Sam Raimi fa dire allo spaccone e pasticcione Ash Klaatu, barada, nikto, come frase per aprire il Necronomicon, il libro dei morti, senza causare l’Apocalisse, stessa frase che la donna innamorata di klaatu recita al robot Gort in procinto di attaccare i soldati americani, altra citazione trasversale e ironica la fa Tim Burton con la scena dell’atterraggio alieno con colomba in volo del divertente Mars attack!!.

Siamo ancora lontani dagli Ultracorpi di Siegel e dagli zombie romeriani, ma questo classico del cinema che fu, quello che comunicava con suggestioni ad un pubblico più ingenuo, rimane incredibilmente attuale nell’uso delle paure insite nell’essere umano, paura della morte, della guerra, e anche se è passato più di mezzo secolo la situazione non sembra mutata affatto, da quando klaatu e il suo robot minacciavano di distruggere un pianeta irrimediabilmente schiavo dell’odio e della violenza

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