The Wedding Party, recensione in anteprima

di Felice Catozzi 3

Cinico, miscredente, dissacrante e nichilista: The Wedding Party rompe gli schemi e presenta un gruppo di aminemiche dei tempi del liceo ritrovatesi per il matrimonio di una del gruppetto, che ai tempi era famoso ai più come il gruppo delle Scoppiate, ma ora c’è da fare i conti con la vita – o forse no.

Commedia dai tratti neri e dal sarcasmo a tonnellate, la pellicola segue le ore che precedono il matrimonio di Becky (Rebel Wilson) che ha chiesto alla sua amica dai tempi della scuola superiore Regan (Kirsten Dunst) nota per essere stata da sempre una maniaca perfezionista disposta a ogni sorta di cattiveria pur di raggiungere un obiettivo – e, stavolta, l’obiettivo è fare da damigella d’onore e organizzare la cerimonia dell’amica.

Bella, glaciale e insensibile, Regan non sarà sola ad affrontare il grande smacco di veder e un’amica sposarsi e non lei: si uniscono ai preparativi Gena (Lizzy Caplan), outsider stramba e con qualche tendenza ossessiva verso l’ex del liceo, e Katie (Isla Fisher), con facili tendenze alle sostanze alcoliche e stupefacenti.

Peccato che i vecchi tempi delle Scoppiate non siano più in linea con la nuova Becky, che sta per sposare un ricco bel nwyorkese: gli anni del liceo sono terminati ma la sposa è ancora sensibile al soprannome Faccia di Maiale, come Gena è ancora innamorata del suo amore dei banchi di scuola e si sente ancora l’emarginata della situazione, mentre Katie è il personaggio più piatto (ma anche divertente e fedele a se stesso) del film.

Le giovani attrici hanno tutte un curriculum invidiabile, dalla più famosa Dunst alla poliedrica Wilson (che vanta il talento di scrivere, produrre, interpretare opere teatrali), per una storia divertente ma amara, forse perché -più che un messaggio- The Wedding Party mostra una filosofia di vita e un fare generale poco compensibile e privo di obiettivi; probabilmente questo titolo va visto tanto per ridere, in un mix tra Sex and The City e Una Notte da Leoni, senza grosse pretese quindi.

Secondo quest’ottica, i momenti esilaranti sono molti e la più divertente è certamente il personaggio della Fisher, che brilla per riuscire ad alleggerire l’atteggiamento manipolatore di Regan e il pessimismo cosmico di Gena; detto ciò, il finale è perfettamente hollywodiano, con un po’ troppo miele e un happy ending piuttosto deludente: a sprecare un po’ di più le meningi, forse sarebbe uscito fuori un epilogo più irresistibile e non calante rispetto al resto della trama, ma ricordiamoci di non avere grosse pretese e voler andare a divertirci, una bella serata a guardare le ennesime amiche che sono pronte ad accoltellarsi alle spalle e a unirsi per risolvere un problema (solo per pararsi il lato B).

Note di Produzione: La regista Leslye Headland ha dichiarato che in principio l’opera era stata ideata come piece drammatica e di denuncia della condizione della donna moderna, ancora divisa tra passato e futuro in un mondo che non accetta la situazione di molte donne non sposate che non ottemperano al tradizionale corso degli eventi di figlia-sposa-madre.

 

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