The Resident, recensione in anteprima

di Pietro Ferraro 3

La dottoressa Juliet Devereau (Hilary Swank) dopo una brutta esperienza con il suo ex scoperto a letto con un’altra nell’appartamento in comune, tra un turno e l’altro in pronto soccorso si mette in cerca di un nuovo appartamento in cui trasferirsi e come troppo spesso capita a chi è in cerca di un alloggio i migliori sono economicamente inaccessibili e quelli accessibili sono un vero incubo.

Un vero colpo di fortuna però la salva in extremis quando scova un appartamento in quel di Brooklin che si rivela un vero affare, ad affittarglielo Max (Jeffrey Dean Morgan) l’affascinante padrone dello stabile in cui l’uomo vive insieme all’anziano nonno (Christopher Lee) malato di cuore.

Il prezzo è un vero affare, l’appartamento ne vale almeno il doppio e a parte qualche piccola pecca su cui si può decisamente passare sopra, Juliet ha tutta l’intenzione di godersi fino in fondo questa inaspettata manna dal cielo e visto che è di nuovo single perchè non provare ad uscire di nuovo con il disponibile e sin troppo galante Max?

Purtroppo tra i due le cose non funzionano e Max sembra non prenderla troppo bene, ma la cosa che più inquieta Juliet è l’avvertire nottetempo la presenza di qualcuno nell’appartamento con rumori che la fanno svegliare spesso nel cuore della notte, ma mentre cerca di coinvincersi che le sue sono reazioni comuni figlie della nuova e non ancora pienamente metabolizzata sistemazione, gli episodi inquietanti vanno moltiplicandosi e quella brutta sensazione non fa che accentuarsi.

Dopo un cinecomic (Watchmen), un romance (Un marito di troppo) e un action (The Losers) al fascinoso Jeffrey Dean Morgan mancava proprio un thriller di quelli classici per rodare un carisma da grande schermo che sembra consolidarsi di pellicola in pellicola e che fa dell’ex-papà dei fratelli ammazzademoni del televisivo Supernatural, un’intrigante commistione tra lo stropicciato fascino bohemienne di un Robert Downey jr. e il carisma sornione del divo hollywoodiano alla George Clooney.

A supportare e rafforzare la buona prova di Morgan una sempre efficace ed intensa Hilary Swank, dal registro drammatico ormai più che affinato e ricco di sfumature, anche in questo caso l’attrice due volte premio Oscar svetta e dona alla pellicola quel surplus di appeal che la solleva un gradino al di sopra della pletora di pellicole similari che periodicamente affollano il genere.

A dirigere i due veterani c’è invece un esordiente, il finlandese Antti Jokinen, all’attivo per lui una corposa serie di videoclip per star internazionali della musica come Celine Dion ed Anastacia, Jokinen va sul sicuro punta su due protagonisti che gli danno non poca sicurezza e su uno script che ha nel suo dipanarsi oltremodo tradizionale il suo punto di forza e al contempo la sua maggior debolezza, permettendo a Jokinen di cimentarsi con il genere in tutta sicurezza confezionando un’opera prima senza particolari guizzi, oltremodo prevedibile, ma estremamente solida nel suo approcciarsi al genere, tanto da farla sembrare a tratti un tipico thriller anni ’80.

Note di produzione: oltre ad una Hilary Swank anche in veste di produttrice esecutiva, c’è da segnalare l’originale a tratti davvero singolare colonna sonora composta dal veterano John Ottman (I Fantastici Quattro) e la suggestiva fotografia curata dal messicano Guillermo Navarro, quest’ultimo già collaboratore di Guillermo Del Toro (Il labirinto del fauno), Robert Rodriguez (Dal tramonto all’alba) e Quentin Tarantino (Jackie Brown)

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