The Pack, recensione in anteprima

di Pietro Ferraro Commenta

Charlotte (Emilie Dequenne) sta viaggiando in auto da sola senza una meta ben precisa, quando incrocia un gruppo di balordi in motocicletta che sembrano pronti a crearle problemi, così lungo la via la ragazza incrocia Max (Benjamin Biolay), un autostoppista che potrebbe con la sua presenza scoraggiare qualsiasi malsana idea balenata in testa al terzetto di bikers.

Così Charlotte prosegue il viaggio in compagnia del taciturno Max, lo lascia guidare per un breve tratto e i due si ritrovano in una isolata locanda nel bel mezzo del nulla, gestita da una strana e corpulenta donna (Yolande Moreau) che però al momento giusto, quando Charlotte e Max si ritroveranno nei guai, saprà aiutarli.

Quello che Charlotte non sa, è che la donna in realtà è la madre di Max che da qualche tempo con l’aiuto del figlio adesca dei viaggiatori, che servono una volta adeguatamente preparati, a fornire nutrimento ad un’orda di mostruosa creature che vivono nei pressi di una vicina discarica e che al tramonto riaffiorano dal terreno in cerca di sangue.

Senza dubbio al termine della visione di The Pack aka La Meute, il film è una co-produzione franco-belga, si ha la netta sensazione di aver assistito ad un’occasione persa e specialmente nell’ultima parte del film ad un’evoluzione frettolosa degli eventi e non adeguata alle aspettative create nella prima parte del film, costruita in maniera efficace centellinando inquietudini ed informazioni.

Il regista esordiente Franck Richard confeziona, almeno sulla carta un intrigante ibrido che prova a miscelare elementi presi a prestito da Calvaire e da Alta tensione, non avendo purtroppo ne le atmosfere malate del primo, ne tantomeno l’iper-violenza spletter e la tensione del secondo, anzi bisogna ammettere che vista la ghiotta tematica da grand guignol ci si attendeva una quota gore decisamente più sostanziosa.

Il cast fa del suo meglio, dalla talentuosa Dequenne all’efficace Moreau, il look delle creature è piuttosto originale, questa sorta di ghoul o mangia-cadaveri che dir si voglia, anche se nella versione-zombie di Richard si nutrono di sangue spillato da vittime ancora in vita, regalano più di qualche brivido, tranne per il fatto che indossino delle tute da lavoro, la spiegazione di ciò non ve la sveliamo perchè è parte centrale della trama, ma il look operaio smorza non poco un potenziale orrorifico notevole.

Insomma The Pack parte bene, evolve senza convinzione e finisce tanto per cambiare per citare Romero, trasformandosi in uno dei tanti horror da archiviare senza troppo entusiasmo e anche se le creature restano un punto di forza dell’intera operazione dando alla pellicola qualche punto in più, ad oggi la pellicola di Richard è senza dubbio la più debole del filone new-horror francese di ultima generazione.

Note di produzione: il film è transitato in concorso e in anteprima al Festival di Cannes e al Fantasia International Film Festival 2010.

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