Sorrow and joy, recensione

di Serena Guidoni Commenta

La scoperta che la donna che ami, madre della vostra unica figlia di pochi mesi, in un raptus di follia ha perso il controllo e l'ha uccisa, una tragedia inaudita vissuta realmente dal regista danese Nils Malmros, che ha deciso si raccontare dal suo punto di vista. Sorrow and joy, film in concorso al Festival Internazionale del Film di Roma, è la descrizione dei fatti prima e dopo questo tragico avvenimento.

Sorrow and joy (Custom)

Il regista decide di seguire due linee narrative; in una sono descritte le conseguenze che il protagonista si ritrova ad affrontare subito dopo la morte della bambina, il rapporto con i suoceri, l’attesa del processo della moglie e nell’altra, in una sorta di flusso di coscienza, è presentata la relazione tra lui e la moglie. Attraverso il colloquio che ha con lo psicologo, che dovrà decidere le sorti della moglie nel processo, impariamo a conoscere la donna e il rapporto dei due. La quotidianità di una coppia che vive con lo spettro della depressione di lei, il protagonista e il suo lavoro e la continua realizzazione della sua arte. 

Scopriamo che la donna è una maestra e che i genitori dei suoi alunni firmano una petizione per poterla riavere come insegnante,  il marito non ha un attimo di cedimento va perfino all’anteprima del suo film a Berlino a pochi giorni dalla morte della figlia e con la moglie ricoverata in un istituto psichiatrico. Gli unici che sembrano agire più con i sentimenti piuttosto che con la ragione sono i nonni, sia materni che paterni della bambina. Allo spettatore non arriva il dolore provato dai personaggi, il regista si concentra su i fatti e sul perché possa essere accaduta una tragedia simile e sembra quasi che voglia giustificare la moglie e cercare in sé il vero colpevole di un avvenimento che non era annunciato, ma di cui lui aveva avuto il sentore.

 

Sorrow and joy è un’opera che il regista ha compiuto per sé non per il pubblico, il gelo dei luoghi e dei personaggi stridono con gli eventi e vince su tutto una razionalità che risulta addirittura poco credibile. Nonostante venga messa in scena la morte di una bambina, una vera a propria tragedia familiare, quello che lascia perplessi durante la visione del film è la freddezza trasmessa dalla regia e dagli interpreti.

Lo spettatore mantiene durante tutto il film una sorta di distacco per gli eventi narrati e manca totalmente il pathos che una storia del genere dovrebbe trasmettere.

 

 

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