Sorrow and joy, recensione

Sorrow and joy (Custom)

Il regista decide di seguire due linee narrative; in una sono descritte le conseguenze che il protagonista si ritrova ad affrontare subito dopo la morte della bambina, il rapporto con i suoceri, l’attesa del processo della moglie e nell’altra, in una sorta di flusso di coscienza, è presentata la relazione tra lui e la moglie. Attraverso il colloquio che ha con lo psicologo, che dovrà decidere le sorti della moglie nel processo, impariamo a conoscere la donna e il rapporto dei due. La quotidianità di una coppia che vive con lo spettro della depressione di lei, il protagonista e il suo lavoro e la continua realizzazione della sua arte. 

Scopriamo che la donna è una maestra e che i genitori dei suoi alunni firmano una petizione per poterla riavere come insegnante,  il marito non ha un attimo di cedimento va perfino all’anteprima del suo film a Berlino a pochi giorni dalla morte della figlia e con la moglie ricoverata in un istituto psichiatrico. Gli unici che sembrano agire più con i sentimenti piuttosto che con la ragione sono i nonni, sia materni che paterni della bambina. Allo spettatore non arriva il dolore provato dai personaggi, il regista si concentra su i fatti e sul perché possa essere accaduta una tragedia simile e sembra quasi che voglia giustificare la moglie e cercare in sé il vero colpevole di un avvenimento che non era annunciato, ma di cui lui aveva avuto il sentore.

 

Sorrow and joy è un’opera che il regista ha compiuto per sé non per il pubblico, il gelo dei luoghi e dei personaggi stridono con gli eventi e vince su tutto una razionalità che risulta addirittura poco credibile. Nonostante venga messa in scena la morte di una bambina, una vera a propria tragedia familiare, quello che lascia perplessi durante la visione del film è la freddezza trasmessa dalla regia e dagli interpreti.

Lo spettatore mantiene durante tutto il film una sorta di distacco per gli eventi narrati e manca totalmente il pathos che una storia del genere dovrebbe trasmettere.

 

 

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