Recensione: Il pianista

di Pietro Ferraro 6

Wladyslaw Szpilman (Adrien Brody) è un talentuoso pianista ebreo che suona per una radio di Varsavia, ma con l’avvento della seconda guerra mondiale e la conseguente invasione della Polonia, Varsavia viene occupata e nella città vengono applicate le famigerate leggi razziali.

Szpilman prima viene licenziato dalla radio in cui lavora ed è costretto a lavorare per locali frequentati da soli ebrei, poi il cerchio si stringe e anche quella possibilità gli viene preclusa.

La famiglia del giovane sta per essere deportata, ma il provvidenziale intervento di un poliziotto ebreo salva in extremis Szpilman, che così evita l’ultimo e definitivo viaggio a bordo dei tristemente famosi treni della morte.

Comincia così una lunga fuga, il giovane si nasconde da amici e conoscenti, che lentamente ed inesorabilmente finiscono per essere arrestati e deportati, finalmente quando le forze alleate stanno per liberare Varsavia, Szpilman trova un rifugio, ormai vecchio e malato, all’interno del ghetto ormai deserto.

Nel ghetto un ufficiale tedesco (Thomas Kretschmann), colpito da una sua solitaria esibizione al piano, non solo lo aiuta a mettersi in salvo, ma gli dona il suo cappotto.

All’arrivo dell’esercito sovietico, Szpilman viene prima scambiato per un ufficiale nazista, poi chiarito l’equivoco, messo al sicuro. Nel frattempo, il capitano Hosenfeld, l’ufficiale tedesco che l’aveva aiutato, viene fatto prigioniero. Vano sarà ogni tentativo di Szpilman di salvare l’ufficiale che verrà deportato insieme agli altri prigionieri.

Sembrava che Steven Spielberg avesse definitivamente sfornato il capolavoro per eccellenza e descritto con il piglio del kolossal d’autore l’Olocausto nel suo Schindler’s list, e invece ecco un regista che del cinema d’autore ha fatto virtù e credo, sfornare questo poderoso inno all’arte e una toccante testimonianza della tragedia dell’olocausto, con la delicatezza e le suggestioni che solo un raffinato autore come Roman Polansky poteva trasmettere.

Le parole sembrano superflue di fronte alla forza delle immagini e alla bravura del talentuoso Adrien Brody, toccante e spaesato protagonista di una tragica escalation di eventi impossibili da controllare, e altrettanto importante la musica che accompagna lo spettatore in questo viaggio nella disperazione, in memoria di un tragico periodo storico da non dimenticare mai.

Commenti (6)

  1. Trovo che l’idea alla base sia davvero molto carina…

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