My name is Sara applauditissimo grazie a Zuzanna Surowy

di Daniele Pace Commenta

Un nuovo film sull'Olocausto, che affronta aspetti diversi rispetto ai campi di prigionia. Questo è My name is Sara

Il film My name is Sara ha conquistato il pubblico del Giffoni grazie alla splendida interpretazione di Zuzanna Surowy, che riesce a coinvolgere lo spettatore e a tenere la scena di un lungometraggio altrimenti normale.

La storia è quella realmente accaduta a Sara Goranik, ambientata nella seconda guerra mondiale, e spesso già raccontata dal cinema. Una adolescente polacca, di origine ebrea, si salva dalla deportazione, dopo che tutta la sua famiglia è stata uccisa dai nazisti.

Sara fugge in Ucraina, grazie ad una falsa identità, e il film gioca tutto sulla recitazione della protagonista. Nelle intenzioni del regista Oritt, si vuole di nuovo portare l’attenzione sull’Olocausto, ma in modo diverso.

Non sui campi di concentramento, già visti e analizzati, ma “su nuove sfumature”, raccontando quello che successe a chi riuscì a nascondersi e a fuggire. Molti hanno rivisto un po’ la storia di Anna Frank, anche se con diverso andamento.

Il film

Una lotta per la sopravvivenza, nella povertà creata dalla fuga e dal sospetto. I danni collaterali della persecuzione, anche per chi ha dato ospitalità ai fuggiaschi ebrei, che oggi si rivedono nella migrazione verso l’Occidente.

A produrre il film lo stesso figlio di Sara Goranik, Mickey Shapiro, che ha voluto onorare la madre nonostante le grandi difficoltà di una ricostruzione storica nell’Ucraina e nella Polonia della Seconda Guerra Mondiale.

Il film è stato finanziato dalla USC Shoah Foundation, e narra il più fedelmente possibile una storia vera, senza voler cadere nella trappola del documentario. La Fondazione è quella che Spielberg fondò in occasione di uno dei film sull’Olocausto più applauditi della storia, Schindler’s List, che racconta altri fatti, realmente accaduti, durante il periodo buio del nazismo.

La storia invece ha avuto un decorso naturale, perché, come ha dichiarato il regista, i dettagli erano già stati testimoniati dalla stessa Sara alla USC Shoa Foundation, ed erano estremamente precisi. Così precisi che hanno dato da soli, struttura a tutto il lavoro.

A questo si è aggiunta la grandissima prova dell’attrice protagonista, che ha perfettamente capito quello che la vera Sara aveva provato durante la sua vita clandestina.

Zuzanna è stata scelta tra tantissime candidate, e ha colpito per le sue risposte e per la sua voglia di essere professionale, nonostante la mancanza di esperienza.

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