Recensione: Extrema-al limite della vendetta

di Pietro Ferraro 3

Maya (Rosario Dawson), è una ragazza ferita, timida ed introversa, che ha subito una grossa delusione d’amore, che ne ha minato personalità e rapporti con gli uomini.

Durante una festa la ragazza incontra Jared (Chad Faust) un ragazzo all’apparenza gentile e un pò impacciato, all’inizio Maya sembra respingerlo, ma lui sa toccare le corde giuste, e la voglia della ragazza di superare quella brutta storia fa il resto, i due chiacchierano a lungo, e lui tenta un primo timido approccio, ma Maya non sembra ancora pronta. Jeff non molla e dopo un corteggiamento serrato riesce a strapparle un appuntamento.

Una cena, una passeggiata romantica e una capatina nell’appartamento di lui, le cose sembrano andare per il meglio. Jeff sfoggia tutto il suo repertorio e fa centro, i due sembrano pronti a passare una intensa notte di passione, ma qualcosa non va, Maya si blocca e questo innervosisce non poco jeff che in men che non si dica si trasforma da principe azzurro in una sorta di bestia violentando la ragazza.

Ormai la psiche di Maya sembra irrimediabilmente compromessa, arriva l’estate, le vacanze e la fine delle lezioni, Maya trova un lavoro come commessa, la vita sembra riprendere a scorrere nella routine, ma in realtà maya vive una doppia vita, tra alcool, droga e sesso promiscuo, la ragazza imbocca un pericoloso sentiero, e a peggiorare le cose ci si mette anche una sorta di DJ-guru conosciuto in un locale notturno, che attraverso una sorta di discutibile percorso di umiliazioni varie e sessualità distorta, la convince che quello che ha subito deve in qualche modo essere ripagato…

Extrema è un oggetto anomalo, la giovane regista esordiente Talia Lugacy, proviene dal mondo del cinema indipendente, e si vede, la sua narrazione è figlia di uno stile troppo rarefatto, elegante, a tratti suggestivo ma alla lunga tedioso e lascia esterefatti in alcuni punti per una certa pretenziosità che lascia chi guarda alquanto spaesato nel vano tentativo di cercare di capire dove i suoi personaggi vogliano andare.

Rosario Dawson è intensa, bravissima e partecipe, la regia è elegante, fin troppo formale, bellissima la fotografia, ma la storia si perde nella parte centrale in virtuosismi inutili, che non permettono alla storia di prendere vigore, e dopo la prima parte, in cui si assiste alla violenza, nella seconda, in cui questa sorta di evoluzione/involuzione del personaggio di maya prende forma il film proprio non convince, e quando nell’eccessiva e provocatoria enfasi finale in stile sadomaso con discutibile vendetta, nulla ci rimane dell’intero film se non l’ottima performance della protagonista e la tremenda sensazione di disagio dopo l’agghiacciante strupro di lei, ripreso senza stacchi e con la semplice crudezza della realtà.

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