Recensione: Eragon

di Pietro Ferraro 9

Il malvagio sovrano Galbatorix (John Malkovich) ha portato l’oscurità nel regno di Alagaesia, l’ordine di cui faceva parte, I cavalieri dei draghi è stato decimato e reso inoffensivo grazie al suo tradimento, così ora Galbatorix può regnare indisturbato.

L’elfa Arya (Sienna Guillory) in fuga dalle guardie del re con una pietra magica, per impedire che lo spettro-stregone Durza (Robert Carlyle), braccio destro di Galbatorix ne venga in possesso la nasconde, inconsapevole che di lì a poco un giovane ragazzo di nome Eragon (Edward Speleers) la troverà e la porterà con sè nella fattoria di famiglia.

Eragon scoprirà che la pietra magica è in realtà un uovo, quando schiudendosi rivelerà al suo interno un cucciolo di drago, che Eragon chiamerà Sephira ed alleverà intuendo col passar del tempo che il suo destino è diventare un cavaliere dei draghi.

L’anziano Brom (Jeremy Irons), salverà il giovane da alcuni Ra’zac, creature al servizio di Durza che metteranno a ferro a e fuoco il villaggio di Eragon, lo porterà, drago al seguito, dai valorosi Varden, una comunità di ribelli, qui Brom addestrerà Eragon e la sua cavalcatura Sephira nell’arte del combattimento.

Arrivati nella città di Daret Eragon scopre di avere poteri magici molto potenti e gli viene rivelato che Brom è un cavaliere dei draghi. Durza nel frattempo tende un’imboscata a Eragon attirandolo in una trappola utilizzando Arya come esca, Brom interviene appena in tempo per salvare il giovane, ma perde la vita, non prima però di aver donato la sua spada al giovane cavaliere.

Eragon si appresta a confrontarsi in una feroce battaglia dove sconfiggerà Durza e i Varden si uniranno a lui pronti a combattere il malvagio despota ed il suo esercito.

Un cast di qualità per una messinscena notevole, Eragon piacerà sicuramente ai più piccini, ma potrebbe rivelarsi un po’ ripetitivo e privo di mordente per chi è cresciuto a pane e Signore degli anelli. Eragon ha la grande pecca di pescare a piene mani e senza remore dal cinema fantastico di sempre, tutto sa di già visto, di già sentito e soprattutto di già letto.

In un fantasy è la storia che avvince, ma è lo sviluppo narrativo e l’ambientazione a farne un classico, a parte il carisma dei personaggi naturalmente, qui tutto è un pò spento, scontato e prevedibile, Eragon non è certo un brutto film, ma manca di appeal e coinvolgimento, e proprio non si riesce ad affezionarsi a protagonisti che sembrano sbiadite copie di grandi personaggi visti altrove. Eragon strappa la sufficienza per la notevole messinscena ed il grande cast, ma lascia come fantasy il tempo che trova ed una fastidiosa sensazione di occasione persa.

Commenti (9)

  1. Eragon e prato forito.

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