Recensione: Baby love

di Redazione Commenta

Erano una coppia perfetta, Emmanuel e Philippe, si una coppia ben assortita, ma quando Emanuelle cerca di imporre al compagno il suo desiderio di paternità l’idillio si infrange sulle paure di Philippe e la coppia scoppia.

Se pensate che questo basti a far desistere Manu dal suo intento vi sbagliate di grosso, ma come può un gay riuscire a diventare padre?  La soluzione e’ una ragazza argentina immigrata clandestina, sarà lei a concepire il figlio di manu, semplice no?

Vincent Garenq è sensibile nel trattare un tema così attuale e controverso come l’adozione per le coppie omosessuali, dirige Baby love cercando di non pestare i piedi ai benpensanti, ma al contempo di denunciare un vuoto legislativo enorme, sceglie i toni soft di una favola natalizia sui generis, ci commuove, ci fa ridere, mantiene un equilibrio invidiabile, lascia un pò perplessi questo suo essere molto, forse troppo, politicamente corretto, ma visto che ne esce un film delizioso che tocca le corde giuste gli perdoniamo questo suo eccesso di diplomazia.

Lambert wilson spicca su tutto il cast, questo nuovo registro recitativo che affironta con entusiasmo, viene premiato con una performance di rara intensità, Il fatto che Manu sia un pediatra e che abiti a Belleville, quartiere del regista, dall’anima multietnica, denota attenzione per i particolari, per un mirato messaggio di integrazione, tolleranza, che, anche se sommerso da molto miele e puntatine sul melò piu’ furbo, sconcerta per  il menage a trois in cui Garenq ci costringe a sbirciare,

Questa madre surrogato, in qualche modo amata da Manu, in quale veste non si capisce molto, ma si intuisce un affetto grande, e un pò di invidia nei confronti di chi può liberamente scegliere di essere madre, ma l’amore è più grande di qualsiasi ostacolo la vita possa frapporgli, e quando i lati di questo inconsueto triangolo si riuniranno saremo lì, pronti a commuoverci per una coppia ritrovata e per un bimbo sommerso dall’affetto.

Garenq ci è riuscito, ha catturato la nostra attenzione infilandoci in una storia coinvolgente, intenerendoci e confezionando un film che scorre liscio, senza intoppi, certo qualcuno potrebbe giustamente storcere il naso, per un film che sembra un dolce natalizio un pò troppo dolciastro, ma noi rispondiamo che se guardato con attenzione non si può negare la presenza di quel retrogusto amaro che rende la vicenda un pò meno stucchevole, e qui in qualche sguardo, in qualche gesto, in alcune piccole situazioni, l’amaro si sente,anche se per pochi infinitesimali istanti, ma è palesemente percettibile.

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