Quarant’anni senza Bruce Lee: quando la settima arte diventa marziale

di Cinemaniaco 1

Oggi, tutta Hong Kong ricorda Bruce Lee a 40 anni dalla sua scomparsa, avvenuta il 20 luglio 1973. Decine di fan hanno reso omaggio alla statua di bronzo che tributa il maestro di kung fu. Oggi, in verità, tutto il mondo e in particolae il mondo del cinema ricordano Bruce Lee.

I primi quarant’anni senza un maestro in grado di cambiare il nostro tempo, dunque, sono arrivati. Il 20 luglio del 1973 Bruce Lee moriva stroncato da un edema cerebrale. Lasciava però una vita a futura memoria, difficile da cancellare.

Dalla Cina con furore

Il guerriero Bruce Lee ha avuto un impatto immenso nella storia delle arti marziali ma anche del costume della società americana e occidentale. Ecco perché verrà ricordato in eterno. Inoltre, ha rivoluzionato con la sua figura e con le sue imprese anche il mondo del cinema.

Nato a San Francisco il 27 novembre del 1940, Bruce Lee si trasferì ad Hong Kong con la sua famiglia che era ancora un neonato. Studiò il kung fu sin da subit, specializzandosi nel Wing Chun, sotto la guida del maestro Yip Man, per perfezionare le tecniche di difesa.

La settima arte (marziale)

Bruce Lee, prima di tentare la strada del successo cinematografico in America era già una star ad Hong Kong, dove prima del suo approdo negli Usa aveva girato, giovanissimo, una ventina circa di film. Quando la sua popolarità arrivò anche nel Nuovo Continente, comprese che il grande schermo poteva diventare il veicolo per trasmettere e far conoscere al mondo la filosofia e l’essenza ultima delle arti marziali.

Ma il rapporto con lo showbusiness cinematografico americano fu molto complicato: Lee propose alcune sceneggiature che vennero rifiutate. Per i produttori era ancora incomprensibile che un attore cinese potesse interpretare ruoli seri e da protagonista; allora, infatti, agli asiatici in genere erano assegnati parti stereotipate e macchiettistiche. Bruce non si scompose e ad Hong Kong, tra il 1971 e il 1972, girò pellicole di successo come “Il furore della Cina colpisce ancora” e “Dalla Cina con furore”.

Successivamente, sempre nel 1972 ambientò a Roma “L’urlo di Chen terrorizza anche l’Occidente”. Lee era ormai diventata una star mondiale e Hollywood non potè fare a meno di richiamarlo. Per la Warner Bros recitò e curò la regia in “I tre dell’Operazione Drago”, film al quale fece seguito “L’ultimo combattimento di Chen”, in cui la sua estetica e la sua etica cinematografica (combattimenti realistici, come mai era avvenuto nelle pellicole di arti marziali, filone a cui diede un’impronta essenziale, approccio filosofico legato al pensiero e all’evoluzione del Jeet Kun Do) toccarono lo zenith.

Purtroppo la pellicola non fu completata a causa della sua morte. Quel maledetto edema polmonare lo colpì che non aveva ancora trentatre anni. La stessa età di Cristo, direbbe qualcuno. Morì giovane, Bruce Lee. Ma fece in tempo ad entrare nella leggenda. A diventare, egli stesso, la leggenda.

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