Peter Marcias: Lo sguardo della gente comune

di Redazione 1

Peter Marcias nasce ad Oristano il  5 Dicembre del 1977, regista dall’anima indipendente e dalla tecnica documentaristica, ama i progetti arditi e il racconto di strada, si potrebbe definire a livello cinematografico un viaggiatore, un cercatore d’immagini che fotografino la società, istantanee di volti e pensieri di vita vissuta, un indipendente dall’ottima capacità registica ed una perseveranza, visti i problemi a livello distributivo che affligono il cinema italiano, veramente ragguardevole.

Artisticamente Marcias, proviene dal mondo della pubblicità, ha girato vari spot, videoclip musicali e alcuni documentari, laureato in regia cinematografica, ha studiato sceneggiatura a Roma e Bologna, con insegnanti del calibro di Vincenzo Cerami, ha al suo attivo molti cortometraggi, tra cui ricordiamo La recita (2000), Il regalo (2001), L’alba (2002), Il canto delle cicale (2004), tutti cortometraggi partecipanti a vari festival internazionali.

Allievo di un grande maestro come Marco Bellocchio, ha di quest’ultimo l’impronta sociale e politica che non manca mai di inserire nei suoi lavori, ricordiamo la docu-fiction Io sono un cittadino, sulle elezioni politiche del 2001, ed il provocatorio Ma la Spagna non era cattolica? altra docu-fiction dietro la quale, come dice il regista stesso, c’è un monumentale ed impegnativo lavoro di raccolta di immagini e testimonianze, più di 80 ore di girato.

Ma il biglietto da visita per una certa visibilità arriva per Marcias con il pluripremiato corto Olivia (2003) dove il regista esplora il mondo del musical, segue l’episodio Sono Alice nel toccante e drammatico film ad episodi Bambini, cinque città , sei bambini e il loro mondo, tra fiabe, ricordi, tenerezze e brutti sogni, piccole anime sempre pronte a sorprenderci con un grande e inaspettato sorriso alla vita.

Con il suo Un attimo sospesi (2008), Marcias si allontana per un attimo dai toni della docu-fiction per narrare le vicissitudini di cinque personalità complesse nella Roma odierna, che intrecciano il loro cammino attraverso una galleria ricca di varia umanità, il tutto sullo sfondo  di una imminente catastrofe umanitaria che incombe sulle loro esistenze.

Filmaker è la connotazione che più si adatta a questo regista, che con un cinema in continua evoluzione, ci racconta la vita a piccole dosi, attraverso l’universo dei cortometraggi, universo in moto perpetuo, fucina di giovani talenti dal futuro incerto ,ma saldamente radicati nel presente.

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