Pelham 123-Ostaggi in metropolitana, recensione

di Redazione 7

Zachary Garber (Denzel Washington) è un dipendente della metropolitana che si trova fortuitamente a mediare con un gruppo di criminali capeggiati da un carismatico e brutale leader (John Travolta), che si impadronisce di  un treno della metropolitana pieno di passeggeri.

Il pazzoide in questione ha intenzione di uccidere uno ad uno tutti gli ostaggi sul treno, se l’amministrazione di New York non sarà pronta entro sessanta minuti a pagare un riscatto di dieci milioni di dollari

Inizierà così un’elaborata partita a scacchi tra Garber e il dirottatore, partita che porterà alla luce qualche scheletro nell’armadio di Garber e la lucida e spietata determinazione di un ciminale disposto a tutto pur di raggiungere il suo obiettivo.

Pelham 123 ha sicuramente qualche problema di scrittura, insomma il cinema di Tony Scott non è famoso ne per dialoghi memorabili, ne per una certa consistenza narrativa, ma più che altro per una patinata e subito riconoscibile impronta visiva, una regia iperdinamica e una fotografia curata all’estremo.

Quindi prendiamo l’originale del 1974 firmato Joseph Sargent, che solo un folle potrebbe paragonare a questo remake tutto teso all’intrattenimento puro, e mettiamolo da parte cercando di capire cosa funziona e cosa no nel film di Scott.

Detto questo, il film si difende abbastanza sul piano della messinscena, anche se la tensione in più di qualche sequenza latita, Washington e Travolta si adeguano al non proprio brillantissimo script e fanno del loro meglio, mentre la mano di Scott è ben visibile, e per chi apprezza il suo cinema muscolare e dinamico, teso più a descrivere che a raccontare, questo film non dispiacerà affatto.

Quindi se siete disposti ad ignorare l’originale e cercate un discreto action/thriller di ultima generazione, un pò fracassone ma visivamente intrigante, che può vantare un cast degno di questo nome, tra i protagonisti anche James Gandolfini e John Turturro, Pelham 123 potrebbe piacevolmente sorprendervi.

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