Mystic River, recensione

di Pietro Ferraro 5

Stati Uniti anni ’70 tre ragazzini Sean, Jimmy e Dave sono impegnati a giocare in strada, una macchina si avvicina loro, all’interno due uomini, sembrano contrariati dal fatto che i tre stiano imbrattando il marciapiede, si identificano come poliziotti e convincono uno dei tre, Dave a salire in auto, il regazzino sparirà per alcuni giorni e quando tornerà non sarà più lo stesso.

25 anni dopo il terzetto è ormai composto da uomini fatti, e Jimmy (Sean Penn) è costretto ad affrontare l’orrore di un figlia appena diciannovenne brutalmente assassinata, l’amico Sean (Kevin Bacon) sarà il poliziotto a cui toccheranno le indagini per l’efferato omicidio, e Dave (Tim Robbins) aggredito e ferito la stessa notte in cui la figlia di Jimmy è stata uccisa, ben presto diventerà il principale sospettato.

Le indagini di Sean e del suo partner dopo aver vagliato alcune ipotesi di routine, cominceranno a puntare inevitabilmente su Dave che comincerà a dare differenti versioni degli accadimenti della notte dell’omicidio, talmente contrastanti da far sospettare addirittura la moglie Celeste (Marcia Gay Harden) che comincerà a dubitare di lui.

Ben presto la situazione precipiterà e la razionalità c’entrerà ben poco con la realtà oggettiva dei fatti. La vendetta prenderà il sopravvento, mentre la verità non avrà più molta importanza in un tragico epilogo che non farà altro che aggiungere dolore a dolore.

Il regista Clint Eastwood dopo aver approcciato il thriller nella sua veste più classica con il suo Debito di sangue, entra con Mystic River nel periodo della piena maturità registica, per questo film Eastwood sceglie un cast d’altissimo profilo, su tutti un dolente Sean Penn che insieme a Tim Robbins porterà a casa un premio Oscar, e adatta un romanzo di Dennis Lehane, lo stesso autore scelto da Scorsese per il suo Shutter Island, sfornando un thriller scomodo, mai compiaciuto e per nulla convenzionale, anche se fruisce dello stile asciutto tipico del regista che lascia ben poco spazio agli orpelli stilistici.

Mystic River ci racconta di fatali coincidenze, segreti e dell’infame regola del sospetto applicata senza pietà in un microcosmo fatto di dolore provato, abusi subiti e orrore celato, una tragedia che si dipana senza pietà alcuna per lo spettatore, a cui lentamente verrà svelata una verità che va ben oltre la ricerca di un colpevole per un abominevole atto di violenza, ma senza l’ausilio di colpi di scena o l’utilizzo di meccanismi e clichè tipici del genere, solo un percorso verso una lucida consapevolezza, struggente e senza scorciatoie moralistiche.

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