Shutter Island, recensione

di Pietro Ferraro 402

1954, la misteriosa scomparsa di una paziente da un manicomio criminale situato su di un’isola, porterà gli agenti federali Teddy Daniels (Leonardo DiCaprio)  e Chuck Aule (Mark Ruffalo) a condurre indagini nell’inquietante e isolata location.

Giunti sull’isola le cose si complicheranno non poco per la coppia di federali a causa di un uragano che investira l’isola isolandoli dal resto del mondo, una serie di strani sogni e allucinazioni che hanno per protagonista la defunta consorte di Daniels, e la sospetta reticenza del personale medico della struttura, che sembra voler sviare ed intralciare qualsiasi iniziativa presa della coppia di agenti.

Scorsese torna dietro la macchina da presa a quattro anni di distanza dal thriller poliziesco The Departed, e lo fa trasponendo su grande schermo  il romanzo di Dennis Lehane L’isola della paura, un cupo thriller psicologico che il regista adatta non senza qualche difficoltà.

Scorsese non è un regista avvezzo a stupire il pubblico con complesse trame ad incastro, caotici  frammenti di verità e inaspettati colpi di scena, il suo è un cinema che punta al realismo, i suoi personaggi ed i suoi film non intraprendono mai un tortuoso percorso immaginifico, anche quando incrociano la follia, vedi Taxi Driver piuttosto che Al di là della vita, non lasciano mai la dimensione del reale per voli pindarici e visionari, è sempre e comunque presente una coerenza di fondo.

In mano ad un altro regista, magari più avvezzo al genere questo Shutter Island sarebbe diventato senza alcun dubbio una corsa a confondere lo spettatore, con tutto il repertorio del genere, decine di falsi indizi, presunti colpevoli e altrettanto presunte verità, magari con un finale shock, insomma un elaborato gioco al rimpiattino con il pubblico in sala.

Scorsese invece sin dai primi minuti svela l’arcano, o almeno lo suggerisce, spiazza lo spettatore fornendogli tutti gli indizi del caso, destruttura volontariamente il genere anche per la  necessità di adattarlo al suo stile, snocciolando con nochalance indizi mai veramente fuorvianti lungo il percorso, invitando lo spettatore a metabolizzarli uno dopo l’altro senza cervellotici cambi di fronte, trasformandoli  in una lenta e inesorabile discesa in una mente allucinata e in un gioco delle parti che, anche se sfacciatamente prevedibile, non manca di un certo fascino.

Il difetto del film, se proprio di difetto vogliamo parlare, e proprio questo voler svelare troppo, questo scardinare, se non ignorare alcuni meccanismi classici del genere, scelta che non sempre paga, così c’è un fastidioso e non richiesto surplus di informazioni nella prima parte con suggestivi, ma invasivi flashback/allucinazioni che ci raccontano molto, forse troppo, del protagonista, per poi calarci in un ottima seconda parte immersa nella follia e nel caos post-uragano che però perde inevitabilmente molta della sua forza proprio perchè ormai c’è ben poco da scoprire e da svelare.

Shutter Island si pone sicuramente tra i lavori meno riusciti di Scorsese, ma nonostante i palesi difetti e alcune ingenuità in qualche modo cercate e volute in fase di scrittura, ha il pregio di regalarci un prova altalenante, ma tutto sommato efficace di un DiCaprio alle prese con una schizofrenica performance non priva di rischi, e ben 138 minuti di film che alla fine scorrono via senza grossi intoppi, il che non ci sembra pregio da sottovalutare.

Commenti (402)

  1. Grandissimo film, l’ho visto ieri sera in DVD e mentre la mia ragazza a metà film aveva già capito che il 67simo paziente fosse proprio lui io ancora non avevo colto parecchi indizi.
    Sposo la tesi del Di Caprio paziente da due anni, confermato anche nei contenuti extra del DVD, riproponendomi di rivedere il film una seconda volta con una diversa chiave di lettura.

  2. finale per niente banale e prevedibile: conclude egregiamente un film bellissimo.dicaprio quindi era pazzo sin dall’inizio oppure no? risposta: potrebbero essere vere entrambe.sta allo spettatore decidere da che “parte stare” e come interpretarlo. chi dice che “si capiva sin dall’inizio che dicaprio diventava pazzo” non ci ha capito un tubo (a parte che cmq si sarebbe capito anche dal trailer).a parte tutto: è appunto da pazzi riassumere questo film ad un “ma era pazzo o no allora?”.e tutto il resto del film non vi ha saputo far emergere nessun’altra domanda???

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