Le verità nascoste, recensione

di Pietro Ferraro 1

Claire Spencer (Michelle Pfeiffer) ha visto di recente la figlia lasciare casa per frequentare il college, maliconia mista a una spiacevole sensazione di perdita per una figlia ormai diventata una donna, dall’altra parte l’orgoglio tutto paterno di Norman Spencer (Harrison Ford) scienziato di fama internazionale, per i due coniugi è l’inizio di una fase inesplorata della loro vita, fase non priva di difficoltà, che decidono di trascorrere nell’atmosfera placida di una casa su un lago nel bucolico Vermont.

Claire fatica non poco ad abituarsi al posto, fa la conoscenza di una vicina e sbircia nella casa oltre lo steccato del suo giardino, quando intuisce che una donna potrebbe essere in pericolo a causa del compagno violento chiede aiuto al marito che la tranquillizza smorzandone le ansie, però quando la donna scompare misteriosamente Claire comincia a percepire una strana sensazione di angoscia.

Zemeckis affronta il thriller classico, naturalmente la sua inclinazione per il fantastico glielo fa contaminare con il sovrannaturale, ma questo non inficia il risultato finale, anzi aiuta molto uno script che in una veste più convenzionale avrebbe mostrato la corda.

Qui c’e tutto il mestiere di un regista e del suo background cinematografico, omaggi, citazioni e una tecnica notevole trasformano Le verità nascoste in un ottima pellicola, nobilitata ulteriormente da una coppia di protagonisti che difficilmente deludono, tra  i due la Pfeiffer intensa e vitale è una spanna sopra al partner, mentre Ford visto anche il ruolo ambiguo gioca più sulle sfumature.

Intendiamoci qui siamo di fronte ad un thriller nel senso piu classico e formale del termine, lo script intelligentemente gioca su due piani cercando di sviare l’attenzione dello spettatore, mentre Zemeckis dal canto suo imbastisce un piccolo teatrino degli orrori, sempre molto contenuto, ma pronto a suggerire ansiogeni frammenti di verità quando lo script perde colpi.

Le verità nascoste quindi funziona a dovere, grazie ad un ottimo gioco di squadra, ma anche grazie ad una confezione assolutamente perfetta, poi la colonna sonora curata da un Alan Silvestri in particolare forma, una fotografia notevole e degli effetti speciali assolutamente funzionali alla storia e mai invasivi, fanno il resto.

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