Everything Must Go, recensione in anteprima

di Pietro Ferraro Commenta

Nick Halsey (Will Ferrell) è un ex-alcolista che a causa di una ricaduta, avvenuta durante un meeting aziendale in quel di Dever, perde definitivamente il posto di lavoro. Tanto per rincarare la dose al suo ritorno a casa non trova più la moglie che se ne è andata cambiando le serrature e i codice dell’allarme, buttando fuori gli effetti personali del marito che finiscono sparpagliati sul prato di fronte alla casa. Nick trova un biglietto della moglie che venuta a conoscenza della sua ricaduta ha deciso di lasciarlo. Nick disperato, mentre bivacca sulla sua poltrona preferita nel bel mezzo del suo giardino che sembra un improvvisato mercatino dell’usato, decide di stordirsi a furia di birre, mentre nel frattempo gli sequestrano l’auto aziendale e gli svuotano il conto in banca.

In soccorso di Nick arriveranno un ragazzino che l’aiuterà a vendere qualche oggetto per tirare su un pò di soldi, una bella vicina di casa (Rebecca Hall) in dolce attesa e con un marito latitante e l’amico Frank Garcia (Michael Peña), un detective anch’egli ex-alcolista che in più di un’occasione, nei momenti di difficoltà  si è rivelato per Nick un punto di riferimento e una spalla su cui contare.

Con Everything Must Go si mette in luce il talento off-Hollywood di Will Ferrell che va ben oltre le comedy demenziali e i prevedibili family-movies in cui lo vediamo spesso cimentarsi, dimostrando quanto la poliedricità di questo interprete, ancora enormemente sottovalutato in Italia, sappia connotare con efficacia una narrazione drammatica dotata di una gradevole digressione all’insegna del surreale, digressione che il regista Dan Rush accompagna con una regia asciutta, priva di fronzoli e puntata a sottolineare l’assurda normalità della situazione in cui si trova il protagonista e l’escalation di quest’ultimo verso una strana e confortante consapevolezza di vivere un’esistenza alterata dall’alcol, preda di un irrefrenabile caos emotivo e figlia un destino beffardo che ne mette in risalto un’inarrestabile caducità.

Note di produzione: Nel cast figurano anche Laura Dern e Stephen Root. La  sceneggiatura dello stesso Rush è basata sul racconto breve Why Don’t You Dance? di Raymond Carver.

 

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