Miracolo a Le Havre, recensione in anteprima

di Pietro Ferraro Commenta

Il lustrascarpe Marcel Marx (André Wilms) vive in quel di Le Havre tra la casa che divide con la moglie Arletty (Kati Outinen) e la cagnolina Laika, il bar del quartiere dove si reca quotidianamente e la stazione ferroviaria dove prova con il suo lavoro, umile, ma onesto a sbarcare il lunario. Il destino o se preferite il caso un bel giorno decide di sparigliare le carte e aggiungere difficoltà su difficoltà ad un quotidiano che anche se vissuta in maniera dignitosa non è certo da invidiare. Marcel si troverà così di fronte a due novità importanti nel suo percorso di vita, la scoperta che sua moglie Arletty è gravemente malata, un cancro la sta portando via e l’incontro con Idrissa (Blondin Miguel), un ragazzino immigrato dall’Africa, approdato in Francia come tanti suoi connazionali in un container e fortunosamente sfuggito ai controlli della polizia. Sarà così che il buon Marcel, preso a cuore il caso del piccolo fuggitivo proverà con l’aiuto dei vicini di casa e di alcuni negozianti della zona ad aiutare Idrissa ad oltrepassare la Manica, cosi che possa raggiungere la madre in Inghilterra.

Secondo film in lingua francese per il finladese Aki Kaurismaki dopo Vita da Boheme del 1992, il regista anche in questo caso non rinuncia alla sua peculiare impronta che miscela dramma, commedia, una grande attenzione nella caratterizzazione dei suo personaggi, di solito outsider e tematiche sociali di spessore, in questo particolare caso immigrazione e razzismo.

Le tematiche scelte da Kaurismaki non sono semplici da gestire anche perchè l’inserimento di un bambino nel racconto, come peraltro la difficile tematica della malattia terminale potevano rivelararsi pericolosi inneschi emotivi capaci di creare un’empatia poco lucida con ciò che accade su schermo, ma così non è visto l’amore e il ripetto di Kaurismaki per il cinema e per i suoi personaggi, elemento che traspare forte dallo schermo.

Kaurismaki con suo Miracolo a Le Havre vola alto, evita il patetismo e lo zuccheroso restando lucido nel suo narrare intimista, pur non rinunciando ad un’inguaribile e speranzoso ottimismo di fondo, ad una digressione quasi fiabesca di un mondo popolato di outsider dove la speranza e la solidarietà sembrano avere ancora la meglio sui troppi colpi bassi  inferti non solo da un destino beffardo, ma anche da una società troppo spesso inadaguata nel farsi carico delle proprie respondabilità.

Nelle sale dal 25 novembre 2011

Note di produzione: il film è transitato in concorso al Festival di Cannes 2011 vincendo il Premio FIPRESCI e ricevendo una menzione speciale della Giuria Ecumenica. Il Marcel Marx interpretato da André Wilms è lo stesso apparso nel film Una vita da boheme.

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