Le avventure di Pinocchio, recensione

di Pietro Ferraro Commenta

Il falegname Geppetto (Nino Manfredi) povero in canna con un ciocco parlante regalatogli da Mastro Ciliegia (Ugo D’Alessio) scolpisce il figlio mai avuto che dovrebbe confortarlo nella vecchiaia, ne nasce il burattino Pinocchio (Andrea Balestri) che in una notte verrà, grazie alla magia della Fata Turchina (Gina Lollobrigida), tramutato in un bambino.

Pinocchio però si rivelererà per Geppetto una fonte inesauribile di preoccupazioni e guai, svogliato, ribelle e inguaribile bugiardo, Il ragazzino venderà i libri di scuola per finire nel teatro di burattini gestito da Mangiafuoco (Lionel Stander), verrà derubato dalla coppia di ladri e truffatori il Gatto e la Volpe (Franco Franchi e Ciccio Ingrassia) e finirà trasformato in un ciuchino grazie all’amico e cattiva compagnia Lucignolo (Domenico Santoro).

Dopo essere stato inghiottito da una balena nella cui pancia incontrerà il suo Babbino Geppetto con il quale fuggirà dall’insolita prigione, Pinocchio tornerà finalmente a casa pronto a comportarsi da bravo figlio e scolaro, confortato dall’amore del padre e della Fata Turchina.

Le avventure di Pinocchio Nasce come sceneggiato televisivo in sei puntate trasmesso dalla RAI nel 1972 e diretto di Luigi Comencini, per poi, visto il grande successo, essere adattato in una memorabile riduzione cinematografica ad opera dallo stesso Comencini.

Una vero capolavoro e miglior trasposizione in assoluto della celebre fiaba di Collodi, un vero classico per ragazzi e non solo, in cui la magia del cinema italiano che fu, fa il paio con una colonna sonora entrata nella storia composta da Fiorenzo Carpi, e un cast in stato di grazia che va dall’esordiente Andrea Balestri nei panni di Pinocchio, al grande Nino Manfredi in quelli di Geppetto, non dimenticando la memorabile performance di Franco Franchi e Ciccio Ingrassia come il Gatto e la Volpe

Dopo il recente e deludente Pinocchio di Benigni, solo la versione Disney riesce a competere con questo gioiello a tratti barocco e ricco di toni cupi, ma anche di tanta poesia come ogni fascinosa fiaba che si rispetti.

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