Perché “Last Vegas” dimostra che il business ad Hollywood sta cambiando

di Cinemaniaco Commenta

 

Las Vegas è un gran bel posto anche per i più anzianotti. Chiedere a Robert De Niro, Morgan Freeman, Michael Douglas e Kevin Kline. Sono loro, attori per i quali l’età sembra non passare mai, i protagonisti del fortunato “Last Vegas” che arriverà nelle sale cinematografiche italiane il prossimo 23 di gennaio.

“Fortunato” perché i dati del botteghino sono in crescita. Negli Usa il film ha sfiorato quota 100 milioni di dollari, a fronte di una spesa di 30. Merito del trend dei film con ultracinquantenni di lusso come protagonisti. Un film che si rivolge a un pubblico maturo ma che piace anche ai giovanissimi.

Il cinema, dunque, ha riscoperto i baby boomers. Sono così chiamati coloro i quali sono nati tra il dopoguerra e la metà degli anni sessanta.

Oggi sono ‘vecchietti’ arzilli. Come Michael Douglas, che alla presentazione del film ha dichiarato: “Fino ad oggi sul grande schermo i ‘vecchietti’ ci andavano solo per pubblicizzare qualche medicinale. O come Morgan Freeman, secondo il quale “Essere vecchi è molto meglio che essere morti”.

Dello stesso parere De Niro, che rafforza il concetto affermando che non c’è nulla di male a entrare nella terza età. Un pezzo di storia del cinema, dunque, continua la sua carriera perdendo (semmai) pochissimi colpi malgrado l’avanzare dell’età.

Quello che inoltre stupisce è che il business ad Hollywood sta cambiando: ingaggiare attori veterani costituirebbe il vantaggio di produrre film a costi minori in confronto a film ad alto contenuto di spettacolarità ed effetti speciali.

Film che, nel contempo, funzionano e attirano una fascia di pubblico con maggior disponibilità di spesa per l’intrattenimento.

Andare a Las(t) Vegas, dunque, è sempre un affare.

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