La sposa cadavere, recensione

di Pietro Ferraro 5

Victor è in procinto di convolare a nozze con la sua fidanzata ufficiale, il fatto di andare incontro ad un matrimonio combinato rende il futuro sposo alquanto agitato, tanto da creare scompiglio in casa e non riuscire ad impare al meglio il suo giuramento nuziale.

Rifugiatosi nottetempo nella foresta in cerca di un pò di tranquillità e inscenando la sua promessa con tanto di anello infilato in una radice che spunta dal terreno, Victor inconsapevolmente giurerà eterno amore alla sposa cadavere che giaceva defunta sotto ai suoi piedi.

Victor catapultato nel mondo dei morti scoprirà che Emily, la sua nuova sposa è un’anima in pena sedotta a suo tempo da un truffatore che dopo averla circuita la uccide derubandola, ma Victor non ha intenzione di accettare un matrimonio riparatore con una sposa defunta e ingannando Emily la convince ad accompagnarlo fuori dal regno dei morti…

Altro gioiello di animazione sfornato dall’eccentrica creatività di Tim Burton, dopo lo splendido Nightmare before a Christmas basato su una poesia del regista che aveva solo prodotto lasciando la direzione all’esperto Henry Selick, stavolta Burton non si limita a supervisionare il progetto, ma ne condivide la regia con Mike Johnson, già collaboratore di Selick per il cartoon James e la pesca gigante.

L’atmosfera surreale de La sposa cadavere è decisamente più dark ed eccessiva di Nghtmare Before a Christmas, stessa poesia, medesima tecnica a passo uno ed  elementi da musical, però si notano una cupezza e tematiche meno fiabesche che rendono il film adatto forse più ad un pubblico adulto, ma che donano alla pellicola un’intrigante atmosfera unica che regala brividi e reminiscenze horror.

Chi ha amato Nighmare before a Christmas ed Edward mani di forbice ritroverà l’elemento dark e gotico che contraddistingue gran parte dell’immaginario creativo di Burton, in questo caso amplificati da tematiche come la morte e l’aldilà.

Note di produzione: La sposa cadavere fu nominato agli Oscar 2006 come miglior film d’animazione, ma quell’anno vinse Wallace & Gromit: La maledizione del coniglio mannaro, il film costato 40 milioni di dollari ne incassò oltre 100.

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