La grande fuga, recensione

di Pietro Ferraro 16

Durante la seconda guerra mondiale il comando tedesco decide di riunire in un unico campo di prigionia sito in Germania, tutti quei piloti alleati che si sono rivelati degli esperti in evasioni, tra questi quello che diventerà il leader del nuovo gruppo, il caposquadriglia Roger Bartlett (Richard Attenborough).

Come naturale che fosse il gruppo di specialisti deciderà di tentare il colpo grosso, organizzando un’evasione di massa che prevede la fuga di oltre duecento detenuti attraverso tre tunnel realizzati sotto la supervisione del tenente Danny Velinski (Charles Bronson) soprannominato il re dei tunnel.

Alla pianificazione della grande fuga, naturalmente approvata dall’ufficiale più alto in grado del campo, il maggiore Ramsey (James Donald), si uniranno un esperto scassinatore, un falsario, un falegname ed altre figure chiave che dovranno occuparsi della logistica e del dopo-fuga con documenti falsi, divise e tutto l’occorrente affinchè la trasferta oltreconfine vada a buon fine.

La scoperta di uno dei tunnel dara un’involontaria e repentina accellerazione al piano che porterà all’esterno poco più di settanta prigionieri, che una volta fuori si sparpaglieranno per il territorio e dovranno vedersela con inseguimenti, posti di blocco, perquisizioni che porteranno alcuni di loro alla morte, altri di nuovo al campo, e pochissimi oltreconfine.

Una storia vera ed un libro scritto da un pilota australiano prigioniero in un campo tedesco nel ’43, dietro a questo coinvolgente mix di prison-movie e dramma bellico in qui non manca l’ironia e un cast memorabile che da solo vale la visione del film, stiamo parlando di attori del calibro di Steve McQueen, Donald Pleasence, James Garner e James Coburn.

Dietro la macchina da presa il veterano John Sturges che nel curriculum sfoggia due classici western come Sfida all’O.K. Corral e I magnifici sette. La grande fuga nonstante la durata, siamo vicini alle tre ore, tiene ben desto lo spettatore e non solo, ancora oggi a distanza di quasi cinquant’anni è una gioia vedere tanto talento e carisma compresso in una sola pellicola con cosi tanta efficacia.

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