Infelici e contenti, recensione

di Redazione 1

iIl bancario Aldo (Renato Pozzetto) è vittima di un incidente che ne cambia radicalmente la vita, da ex-sportivo si ritrova costretto su una sedia a rotelle, situazione che in fondo  non riesce ancora ad accettare, visto anche anche che la bella moglie Alessandra (Marina Suma) si sacrifica per lui rinuciando a tutto, vacanze e svago compresi.

Convinta dallo stesso Aldo a passare il Ferragosto in una località balneare, la premurosa Alessandra decide di affidare il marito alle cure di una casa di cura per disabili, ma una volta giunti a destinazione la camera prenotata risulta essere ancora occupata da Vittorio (Ezio greggio),  non vedente alquanto  vivace.

Vista la situazione Aldo consente di dividere la camera con Vittorio per una notte, visto che all’indomani l’uomo dovrebbe lasciare la casa di cura, ma quest’ultimo d’indole truffaldina e abituato a derubare gli altri ospiti, coinvolge l’ingenuo Aldo in un’avventura che li vedrà evadere dalla clinica per un viaggio alla volta di Sanremo in cerca di fortuna.

I due affronteranno di tutto, verranno derubati, Vittorio scoprirà che la moglie dell’amico ha un amante, Aldo incontrerà l’automobilista causa della sua infermità, ma nonostante le molte disavventure tra i due nascerà un legame forte ed una certa complicità.

Neanche la regia di Neri Parenti salva Infelici e contenti dal disastro, purtroppo il regista fa il grosso errore di voler puntare troppo sui due protagonisti, un appannato Pozzetto ed un perennemnte sopra le righe e poco credibile Greggio, che cercano inavno di trovare l’alchimia giusta per portare a casa qualcosa di dignitoso, risulatto uno script senza mordente e troppo sbilanciato sul patetismo che tratta la tematica dei disabili e l’amicizia virile in maniera superficiale e davvero poco credibile.

Tutto è all’insegna della macchietta, ma da ridere c’è veramente poco, un mix tra il peggior intrattenimento televisivo e una edulcorata sexy pochade che imita malamente la commedia all’italiana degli anni ’70 senza avere carismatici protagonisti e atmosfere goliardiche a supportarne gli intenti.

Infelici e contenti dopo la noia finisce inesorabilmente nel dimenticatoio a dare linfa a quel filone di commedie che volendo ispirarsi alla classica Buddy comedy americana naufragano miseramente in un calderone di stereotipi che lasciano davvero stupefatti, Un Pozzetto sprecato, un Greggio da Drive-in e l’esperienza di Neri Parenti in cerca del miracolo.

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