Ricky & Barabba, recensione

di Pietro Ferraro 1

L’imprenditore Ricky Morandi (Renato Pozzetto) è sull’orlo del suicidio a causa di una imminente bancarotta, proprio durante il tentativo di togliersi la vita viene salvato in extremis e involontariamente da Barabba (Christian De Sica), un barbone che si trova a passare di li per puro caso.

Schivata la tragedia certo per Ricky i problemi non sono finiti, scopriamo infatti che non solo l’annoiata consorte di Ricky è la diretta responsabile di tutti i guai finanziari del marito, ma che la fedifraga lo ha piantato per fuggire proprio con il peggior nemico e concorrente di Ricky, l’avido industriale Bonetti.

Così mentre il miliardario in disgrazia tenterà invano di liberarsi del maleodorante angelo custode, quest’ultimo tampinerà da molto vicino l’inattesa gallina dalle uova d’oro.

La strana coppia deciderà così di raggiungere Montecarlo dove risiede il suocero di Ricky con l’intenzione di farsi valere, ma durante il tragitto l’incombente  tragedia si materializzerà con il furto della lussuosa automobile di Ricky e il blocco di tutte le sue liquidità, situazione che costringerà l’imprenditore a mettersi nelle mani di Barabba, un vero esperto di sopravvivenza urbana.

Terza prova dietro la macchina da presa per Christian De Sica, che dopo Il conte Max si affianca al veterano Renato Pozzetto e dopo aver omaggiato il classico con protagonista il padre Vittorio e l’Albertone nazionale sembra pescare stavolta oltre che dal classico di Landis Una poltrona per due, anche dalla commedia italiana anni ’80, prendendo spunto proprio da due pellicole che hanno visto protagonista lo stesso Pozzetto, Un povero ricco di Pasquale Festa Campanile, da cui De Sica trae spunto per le dinamiche del ricco alle prese con il mondo dei clochard e di cui tra l’altro pozzetto all’epoca fu anche sceneggiatore e Uno contro l’altro…praticamente amici di Bruno Corbucci, che nell’81 contrapponeva al milanese Pozzetto il truce romano Monnezza di Tomas Milian.

De Sica stavolta risulta decisamente più contenuto del greve Il conte Max, a bilanciare una strabordante comicità trasteverina con picchi notevoli di pecoreccio ci pensa un Pozzetto piuttosto efficace che permette al partner di sfruttare l’elemento strana coppia, già visto nel pessimo Infelici e contenti di Neri Parenti e tutto il repertorio classico da cinepanettone con le diverse contrapposizioni di status sociali e provenienze geografiche, insomma nonostante la prevedibilità dello script e gli eccessi tipici di De Sica, il film si inserisce comunque tra i film migliori dell’attore in veste di regista.

Note di produzione: nel cast troviamo anche i veterani Sylva Koscina, Marisa Merlini e Franco Fabrizi, le musiche sono di Manuel De Sica e nel team di sceneggiatori troviamo Paolo Costella regista del recente A Natale mi sposo.

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