Milo su Marte, recensione in anteprima

di Pietro Ferraro 5

Milo è un ragazzino capriccioso e piuttosto egoista che una sera, dopo la brutta notizia che il padre con cui doveva guardare un film è bloccato in aereoporto e una promessa non mantenuta fatta alla mamma di finire tutta la cena, prima di addormentarsi discuterà con la madre proferendo una brutta frase che la offenderà e di cui Milo finirà per pentirsi amaramente.

Infatti durante la notte Milo scoprirà che la sua mamma è stata rapita e portata su di un’astronave diretta su Marte, nave spaziale su cui Milo si imbarcherà clandestinamente arrivando sul Pianeta rosso, dove verrà a conosenza del destino di sua madre, un letale macchinario sta per disintegrarla, prelevando da lei tutto il materiale necessario per riprodurre gli elementi di una ideale genitrice, un perfetto mix di istinto materno e intransigenza che servirà ad allevare i nuovi nascituri marziani.

Milo però non ha alcuna intenzione di perdere la sua mamma e con l’aiuto del terrestre Gribble (Dan Fogler), finito anche lui su Marte decenni addietro per lo stesso motivo di Milo e la marziana ribelle Ki (Elisabeth Harnois), tenterà il tutto per tutto per ritrovarla e riportarla sulla Terra sana e salva.

Sembra proprio che Robert Zemeckis non abbia nessuna intenzione di cedere all’evidenza dei fatti, i suoi film in performance capture, a partire dall’inquietante Polar Express con Tom Hanks, mostrano ad ogni nuova produzione sempre piu limitazioni e difetti.

Dopo l’irritante ed epico Beowulf e il letterario e freddo A Christmas Carol, stavolta è la fantascienza al centro di questo nuovo progetto, citazioni a iosa da Star Wars al recente Wall-e, in cui il regista di Ritorno al futuro si limita a supervisionare e a co-produrre, la sua ImageMovers si è infatti occupata di CGI e performance capture e il Simon Wells di Balto e The Time Machine passa invece dietro la macchina da presa.

Purtroppo stavolta tutti gli eccessi da alta tecnologia si amplificano oltremodo, i personaggi umani assumono espressioni troppo cariche che diventano spesso inquietanti smorfie, sono così poco convincenti da trasformare la poco loquace aliena Ki nel miglior personaggio della pellicola, la cupezza della messinscena marziana rende il film, come peraltro già accaduto con a Christmas Carol poco adatto ad un pubblico di bambini, a cui si aggiunge la miglior sequenza degna di nota dell’intero film, il finale con la trafelata corsa sulla superficie di Marte, che tanto per cambiare risulta emotivamente troppo carica per i più piccini.

La domanda che ci poniamo anche stavolta resta la medesima ad ogni pellicola sfornata sinora da Zemeckis con questa tecnica, a chi giova tutta questa tecnologia se manca il cuore, se non si crea un minimo di empatia con lo spettatore, se si è troppo occupati a rendere realistico qualcosa che rischia di non esserlo mai?

Milo su Marte sfoggia un ottimo cast vocale e un profilo tecnico elevatissimo, ma resta un ibrido piuttosto grottesco che non si capisce a chi voglia parlare o a che target di pubblico sia indirizzato, un altra pellicola hi-tech made in Zemeckis che lascia il tempo che trova e che ci fa un tantinello impensierire per un altro atteso film in arrivo che sfrutta la medesima tecnica, il Tin Tin dell’accoppiata Peter Jackson/Steven Spieberg, naturalmente visti i nomi in ballo speriamo sempre di poterci ricredere.

Note di produzione: il regista e animatore Simon Wells è il pronipote dell’acclamato scrittore di fantascienza H.G. Wells, la mamma del protagonista è doppiata in originale da Joan Cusack, la colonna sonora è stata affidata al veterano John Powell, la voce del protagonista Milo doveva essere di Seth Green, ma al termine delle riprese il timbro troppo maturo dell’attore ha costretto Wells ha ridoppiare l’intero ruolo con la voce dell’undicenne Seth R. Dusky.

Commenti (5)

  1. Non ho visto il film, ma devo dire che non sono assolutamente daccordo con il giudizio che date sui precedenti film in motion capture. Polar express era ottimo, Beowulf era noiso come sceneggiatura ma tecnicamente apprezzabile, e Cristmas carol era veramente bello (poteva apparire troppo aderente al testo originale, ma solo per la moda che c’è di voler stravolgere i classici ad ogni costo).

  2. @ Pjt:
    Permettimi di dissentire, a prescindere dal fattore tecnico che nessuno intende contestare come ho ben specificato nella recensione, tutti i film citati sono troppo indecisi sul look e su linguaggio e tutti puntati sulla tecnologia, tra l’altro Beowulf è davvero di una pochezza imbarazzante e questo continuare a concentrarsi sulla forma dimenticando la sostanza, altro che Avatar, si nota in maniera impressionante in questo ultimo titolo, ripeto spero che il Tin Tin di Peter Jackson e Steven Spielberg risollevi la situazione.

  3. @ Pietro Ferraro: dissentisci pure 😉
    Però non sono daccordo con te. A parte beowulf (che nemmeno a me è piaciuto), ma Polar express, nel suo essere diretto ad un pubblico infantile era estremamente azzeccato come stile narrativo. Cristmas Carol poi, con la scelta di essere molto fedele al testo, ha raggiunto un ottimo risultato sia dal punto di vista visivo che cinematografico.
    Ripeto che non ho visto quello ultimo (non mi sembra sia ancora uscito in Italia, so che neglu Usa ha avuto dei risultati di botteghino disastrosi), dal trailer non promette molto bene, se lo vedo al cinema ti farò sapere.

  4. @ Pjt:
    Purtroppo A Christmas Carol proprio non mi ha convinto, Polar Express idem, non ritrovo su schermo l’appeal che tanto sfarzo tecnico avrebbe meritato, ma comprendo anche a molti possa essere piaciuto, basta pensare ad Alice in Wonderland di Tim Burton che ha fatto sfracelli ai botteghini e a me invece è sembrato solo un compitino svolto con il minimo sindacale di estro creativo di fronte ad un potenziale fantastico mostruoso. Per quanto riguarda Milo su Marte, si in America è andato veramente male, quando avrai l’occasione di vederlo fammi sapere sono curioso di sapere che ne pensi 🙂

  5. Non sono d’accordo con chi ha scritto l’articolo e i commenti riguardo ai film precedenti a milo su marte fatti con la motion capture.A me sono piaciiuti tutti, Non sono film per bambini ma per tutti, beaful mi è piaciuto molto per come è stato fatto, compresa la sceneggiatura, il genere performance o motion capture va preso per quello che è, se si vogliono gli attori veri allora prendete un film con attori veri.Con questa tecnica si può realizzare ciò che con attori veri non si può mai realizzare, alla perfezione della imitazione della realtànon ci siamo ancora arrivati ma spero non ci si arrivi mai, perchè un attore vero non lo si potrà mai riprodurre in maniera perfetta.Inoltre se penso a nicolas cage dico che ha la faccia meno espressiva di molti personaggi della performace capture

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