In Time, recensione in anteprima

di Pietro Ferraro 1

Siamo geneticamente modificati per non invecchiare oltre i 25 anni, il problema è che poi ci resta solo un anno di vita, salvo ottenere tempo extra. Il tempo adesso è la nostra moneta, lo guadagniamo e lo spendiamo. I ricchi possono vivere per sempre, gli atri si svegliano sperando di ottenere abbastanza tempo per arrivare al giorno dopo(Will Salas)

Siamo nel 2161 la società è divisa in classi e le città in zone temporali, nei quartieri alti si accumula tempo e si investe, mentre nei ghetti la gente muore ogni giorno e lavora per guadagnarsi qualche ora di vita in più per pagare bollette e mutuo e magari riuscire ad arrivare vivo alla fine del mese.

Will Salas (Justin Timberlake) che vive nel ghetto con la madre (Olivia Wilde) riceve un insperato dono da uno sconosciuto, oltre un secolo da vivere, ma questo lo trasformerà in un ricercato e le cose peggioreranno ulteriormente quando Salas rapirà Sylvia Weis (Amanda Seyfried), figlia di un  magnate del tempo (Vincent Kartheiser), finendo così sulla lista nera di uno dei piu zelanti mastini delle autorità, il guardiano del tempo Raymond Leon (Cillian Murphy).

A sei anni da Lord of War, che vedeva Nicolas Cage nei panni di un faccendiere e mercante d’armi, torna il regista neozelandese Andrew Niccol riapprocciando la tematica fantascientifica che così bene aveva sviscerato con il suo thriller eugenetico Gattaca-La porta dell’universo. Anche stavolta il regista esplora una società futuristica in cui la netta divisione tra classi resta imperante ed è ancora determinata dall’evoluzione della genetica. Nella società narrata da Niccol invece che di fame e stenti si muore per mancanza cronica di tempo, una sorta di cronometro ad vitam scandisce un quotidiano convulso e minato da un terrore incombente di passare a miglior vita per mancanza di tempo sonante, mentre a qualche chilometro di distanza ricchi magnati si giocano secoli ad un tavolo da poker.

In Time fruisce di un cast di giovani talenti e di un’ambientazione futuribile perfettamente equilibrata tra uno scenario distopico ed un futuro anteriore in cui muta la merce di scambio, ma non di certo il concetto di capitalismo, in questo caso virato in una variante darwiniana, come fa notare uno dei personaggi durante uno dei dialoghi del film mentre punta un paio di secoli di vita sul tavolo verde, inerte di fronte al fatto che nei ghetti non passa giorno in cui non si inciampa su cadaveri che giacciono in strada con i timer azzerati.

Il film di Niccol pur non rispettando in toto premesse davvero intriganti, dal momento in cui i due protagonisti si alleano trasformandosi in una sorta di Bonnie and Clyde in versione Robin Hood il film perde un po’ la strada imboccando forse quella più semplice di un action a tinte crime, ci troviamo comunque di fronte ad una pellicola piuttosto solida, curatissima nella messinscena e diretta con mano sicura, insomma un film da vedere e da consigliare anche a chi non ama molto il genere.

Nelle sale a partire dal 2 marzo 2012

Note di produzione: nel cast figurano oltre ad Alex Pettyfer (Sono il numero quattro) anche un paio di volti noti del piccolo schermo, Matt Bomer protagonista nei panni di un truffatore redento del serial White Collar e Johnny Galecky, noto per il ruolo del nerd Leonard Hofstadter nella sit-com The Big Bang Theory. Il film ha ricevuto un’accusa di plagio intentata dallo scrittore di fantascienza Harlan Ellison che in seguito ha però ritirato le accuse. Il film ha fruito di un budget di 40 milioni di dollari.

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