In Her Shoes-Se fossi in lei, recensione

di Pietro Ferraro 4

Due sorelle dai caratteri opposti e sempre sull’orlo del contrasto, ma irrimediabilmente unite da un grande affetto. Maggie (Cameron Diaz) è l’eterna ragazzina, spaventata dalla maturità e dalla consapevolezza, gioca con la vita e con se stessa ai limiti dell’incoscienza,

Gli fa da contraltare l’atra metà della famiglia, la sorella Rose (Toni Colette), avvocato amante del lavoro, di un percorso di vita ben delineato e di certezze ed obiettivi da raggiungere.

Il dissidio sempre in agguato esplode violento quando Rose ospitando in casa la ,la trova a letto con il suo uomo Rose inbufalita e delusa allontana la sorella, ma la lontananza di quest’ultima e i recenti accadimenti la costringono ad affrontare la vita con un piglio molto differente, dedicandosi ad un lavoro meno stressante e rincorrendo uno stile di vita dove l’amore ha un ruolo meno marginale.

Dal canto suo anche Rose si rende conto inconsciamente della sua situazione, dei comportante borderline che assume, e incontrando sua nonna, creduta morta,  potrà trovare nella sua saggezza e nei valori familiari una base per costruirsi un’identità emotiva tutta sua ed esplorare una maturità a lunga evitata.

Il regista Curtis Hanson di cui ricordiamo l’intrigante L.A. Confidential e la biopic sul rapper Eminem 8 mile, stavolta dimostra appieno il suo amore per i generi e la sua voglia di sperimentare, e si lancia in un’operazione tutta al femminile arricchendola con un’interessante prospettiva alternativa.

Lo stile asciutto di Hanson ben si adatta a questa comedy dai toni malinconici che sonda un universo al femminile fatto di una gran voglia di vivere, indissolubili legami familiari e percorsi di vita alternativi.

Tre volti di donna raccontati senza lasciarsi troppo andare a clichè e stereotipi, tenendo ben saldo il timone della narrazione, certamente scivolando in piu di un’occasione in qualche fisiologica puntatina nel melodramma, senza per questo mai perdere di vista l’obiettivo finale, raccontarci le dolorose tappe di una travagliata ricerca di se stessi.

Un terzetto di protagoniste in gran splovero, Shilrley MacLaine lascia il segno, un regista con uno stile deciso e mai invasivo e uno script che racconta di donne, ma che non diapiacerà al pubblico maschile, insomma un bel film con in più qualcosa da raccontare.

Commenti (4)

  1. Mi piacciono le storie femminili ma questa è davvero troppo scontata e già vista, capace anche di annoiare

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