La custode di mia sorella, recensione

di Pietro Ferraro 4

 Kate Fitzgerald (Sofia Vassilieva) sta combattendo un  lunga battaglia per la propria vita contro una grave forma di leucemia che ne sta minando lentamente il corpo, a sostenerla una madre stoica nell’affrontare le difficoltà e per nulla rassegnata a perdere la propria figlia, un padre che fa del suo meglio ed un fratello masggiore dal carattere introverso e inevitabilmente messo in disparte.

Il quarto componente della famiglia e la piccola Anna (Abigail Breslin), undicenne concepita in vitro per fornire alla sorella nel corso della malattia tutto ciò che organicamente le potrebbe servire per sopravvivere, me dopo averle donato il midollo osseo, cellule staminali e sangue, all’ennesima richiesta dei genitori di donare un rene, e stanca di essere trascurata, Anna si rivolge ad un’avvocato e porta i genitori in tribunale.

Lo scopo di Anna è conquistare legalmente la cosiddetta emancipazione medica che gli permetterà di poter decidere autonomamente sull’utilizzo del proprio corpo e nel caso rifiutare quello che lei considera un abuso. La battaglia legale non sarà indolore e porterà a galla  molto risentimento.

Direi che è il caso di smetterla ogni volta che si parla di Nick Cassavetes di tirare fuori l’ombra dell’ingombrante figura paterna che il figlio ormai grandicello e cineasta maturo si è artisticamente lasciato da qualche anno alle spalle.

Nick Cassavetes (Le pagine della nostra vita) è un regista che non ha paura delle emozioni, i suoi film puntano su un grande impatto emotivo, a volte sconfinano nel lacrimevole o in una fisiologica retorica da melò, ma questo non spaventa un cineasta che dona ad ogni suo lavoro, anche il più convenzionale, una dignitosa confezione regalandoci ogni volta dell’ottimo intrattenimento che di questi tempi è cosa rara.

La custode di mia sorella tocca le corde giuste anche se a volte la sceneggiatura latita in cerca della lacrima facile, ma grazie ad un paio di giovani e talentuose promesse che potrebbero dare una gran lezione di recitazione a molti presunti divi, e una Cameron Diaz finalmente in una veste lontanissima dalle frivolezze della comedy romance, anche il coraggio di Cassavetes nel puntare sulla Diaz per un ruolo del genere non è cosa da poco, permetterà di commuoversi e al contempo riflettere su un argomento etico molto attuale e controverso.

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