Il trasformista, recensione

di Pietro Ferraro 3

All’indomani di una disastrosa alluvione il quarantenne Augusto Viganò (Luca Barbareschi) diventa parte di quella massa di cittadini non più silenziosa che scende in piazza per gridare il proprio sdegno e il bisogno di supporto da parte delle autorità.

Viganò ed altri manifestanti bloccano le rotaie dove transita  un treno che sta trasportando un politico e fatto scendere l’uomo Viganò stesso gli racconta la vergogna perpetrata contro la sua terra e la devastazione lasciata dalle acque del fiume.

Il suo intervento, la sua faccia e il suo carisma vengono notati durante una diretta tv in cui Viganò denuncia lo sfruttamento del territorio come discarica di rifiuti tossici e si confronta senza remore con il politico di turno, di li alla proposta di candidatura il passo è davvero breve.

Purtroppo Viganò una volta eletto e fagocitato dal meccanismo di cui aveva poco tempo prima denunciato le mancanze. scoprirà sulla sua pelle che una volta all’interno nessuna delle sue tante idee interventiste potrà mai concretizzarsi e si scontrerà con una realtà fatta di immobilismo e corruzione.

A mezzavia tra la tangentopoli de Il portaborse di Lucchetti e il folgorante Il divo di Sorrentino si pone il populismo da baraccone mediatico de Il trasformista, l’attore e in questa occasione regista Luca Barbareschi descrive il mondo parallelo della politica che accoglie un cittadino idealista e ne avvelena la coscienza, mostrando una realtà purtroppo arcinota e vissuta da sempre sulla propria pelle da milioni di cittadini/elettori.

Barbareschi mette a segno più di un colpo grazie ad una certa schiettezza di fondo, ma spesso la messinscena rispetto allo spessore messo in gioco si rivela purtroppo inadeguata e qualche sconfinamento di troppo nel grottesco non opportunamente calibrato rende il ritratto di Barbareschi se pur attinente alla realtà involontariamente spesso sopra le righe.

Il trasformista paga qualche eccesso di polemico entusiasmo da parte del regista/protagonista  che non riesce ad avere il giusto distacco per denunciare con la necessaria lucidità lo sfacelo morale della malapolitica, comunque una coraggiosa sfrontatezza di fondo, personaggi di contorno ben caratterizzati e una tematica che resta materia da perenne istant-movie rendono la pellicola ricca di spunti di riflessione.

Note di produzione: il film è stato scritto a quattro mani da Barbareschi e dallo scrittore, cantautore e sceneggiatore Gianfranco Manfredi, quest’ultimo autore per le commedie Liquirizia di Samperi e Quando la coppia scoppia di Steno, nel cast figurano Rocco Papaleo, Luigi Maria Burruano e Bianca Guaccero.

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