Il nome della rosa, recensione

di Pietro Ferraro 2

1327, in un’antica e sperduta abbazia benedettina del nord-Italia si susseguono una serie di  morti alquanto bizzarre, ognuna con peculiarità ben specifiche, così dopo l’ennesimo corpo ritrovato senza vita, paura e sospetto serpeggiano tra i monaci che cominciano a pensare che nelle morti ci sia lo zampino del Maligno.

Il provvidenziale arrivo nell’abbazia del francescano Guglielmo da Baskerville (Sean Connery) in compagnia del novizio Adso (Christian Slater), farà si che gli siano affidate le indagini relative ai misteriosi decessi direttamente dall’abate, che conosce l’esperienza sul campo del monaco conosciuto come un fine e dotto indagatore.

Guglielmo capirà da subito che gli omicidi non hanno alcuna impronta demoniaca e comincerà ad indagare tra i monaci, tutti spaventati e a quanto pare con qualcosa da nascondere, ma due suicidi sospetti e la scoperta di attività eretiche nel convento lo condurranno verso la soluzione del caso…

Il regista francese Jean-Jacques Annaud, a cinque anni da La guerra del fuoco, si cimenta con la trasposizione de Il nome della rosa, un complesso e suggestivo romanzo dello scrittore Umberto Eco, vista la palese difficoltà di cogliere sfumature e intenti dell’opera il regista francese opera con intelligenza un libero adattamento, utilizzando la struttura del romanzo originale come un vero e proprio giallo dall’impianto classico, ma dall’ambientazione insolita e suggestiva.

Una messinscena immersiva e un protagonista d’alto profilo come il veterano Sean Connery fanno di questo film un insolito rappresentante del genere thriller, unico nel suo collocamento temporale che pesca suggestioni dallo Sherlock Holmes di Arthur Conan Doyle, Il Guglielmo da Baskerville di Connery lavora su logica e deduzione citando il romanzo Il segno dei quattroQuando hai eliminato l’impossibile, qualsiasi cosa resti, per quanto improbabile, deve essere la verità,

Il nome della rosa resta ad oggi un’operazione riuscita e un adattamento intelligente del romazo di Eco, un film che mantiene e manterrà nel tempo un fascino unico che ne fa senza dubbio un classico.

Note di produzione: nel cast troviamo un giovanissimo Christian Slater novello Watson, il veterano Frank Murray Abraham (Bernardo Gui) reduce dall’Oscar per il suo Antonio Salieri nell’Amadeus di Forman e Ron Perlman (Salvatore), futuro eroe da cinefumetto nell’Hellboy di Del Toro, la sua parte in origine era stata proposta all’attore e comico italiano Franco Franchi.

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