Il caimano, recensione

di Pietro Ferraro 2

Bruno Bonomo (Silvio Orlando) è un produttore di trash-movie all’italiana che sta attraversando un momento di profonda crisi, il suo ultimo film Cata-ratte in cui era protagonista la moglie Paola (Margherita Buy), è stato un disastro è ha dato un netto stop alla sua carriera, a questo si è aggiunto il divorzio con la moglie e la mancanza di uno straccio di sceneggiatura da cui ripartire.

Uno script dal titolo Il caimano arriva tra le mani di Bonomo, l’ha scritto Teresa (Jasmine Trinca), una giovane e battagliera regista che ha descritto senza peli sulla lingua cosa pensa del Presidente del consiglio Silvio Berlusconi e che si pone una domanda che è solo uno dei molti dubbi che si pone la sceneggiatura, da dove provengono i soldi del Presidente del consiglio?

Bonomo dopo aver tentato invano di piazzare la scottante sceneggiatura alla RAI decide di investire di persona nel progetto girando il film, chiaramente ben presto la sua scelta figlierà conseguenze immaginabili che non si limiteranno certo a qualche prevedibile defezione nel cast…

A cinque anni dall’intenso e memorabile La stanza del figlio, Nanni Moretti torna sul grande schermo dopo aver girato un documentario (The Last Customer) ed un cortometaggio (Il grido d’angoscia dell’uccello predatore-20 tagli d’Aprile) e stavolta gli tocca parlare di Berlusconi, argomento che il regista ha sempre affrontato al di fuori del set e sempre, per nostra fortuna schivato su grande schermo, perchè già dalle prime sequenze del film il Moretti che ci ha piacevolmente colpito in tutti questi anni risulta sbiadito, senza la ficcante ironia che lo ha da sempre contraddistinto e a tratti molto forzato nel raccontare questa sorta di surreale biografia del Presidente del consiglio e dell’Italia del Berlusconismo.

Nel film di Moretti sembrano convivere due anime troppo distinte, la prima che racconta la famiglia e il mondo del cinema attraverso gli occhi del produttore Silvio Orlando in cui riconosciamo la verve di Moretti, l’altra quella che tratteggia l’escalation berlusconiana troppo didascalica in cui manca l’energia che ne ha da sempre contraddistinto un cinema che va oltre la sterile chiave politica fine a se stessa, che in Italia spesso e volentieri mina tanto potenziale buon cinema.

Guardando le sequenze con l’inquietante sosia di Berlusconi, l’imbarazzante scena della valgia piena di soldi che sfonda il soffitto e apre il racconto dell’escalation di Berlusconi, tutto appare meccanico, poco partecipato, quasi un compito da dover svolgere a prescindere dall’intenzione o meno di farlo, tranne forse nella sequenza finale del tribunale dove Moretti interviene in prima persona, trasformandosi in un altro inquietante avatar berlusconiano.

Diciamo che con Il Caimano un dente ce lo siamo tolti un pò tutti, Moretti che così può tornare a fare cinema e noi spettatori che possiamo riavere un regista non imbrigliato in un contesto che purtroppo esula dalla Settima arte e sconfina come accade troppo spesso in Italia in qualcosa d’altro.

Note di produzione: il film ha ricevuto 6 David di Donatello tra cui miglior film, miglior attore (Silvio Orlando) e miglior regista,  3 Nastri d’argento tra cui miglior attrice (Margherita Buy) e 9 Ciak d’oro tra cui miglior film, miglior regia e miglior colonna sonora.

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