Hotel Rwanda, recensione

di Pietro Ferraro 4

Ruanda 1994, il paese africano è in fibrillazione, Hutu e Tutsi, due fazioni da sempre in conflitto sul territorio, sembrano aver raggiunto il punto di rottura e presto si scatenerà un vero e proprio massacro dettato da una inarrestabile follia genocida che porterà gli Hutu a giustiziare brutalmente oltre un milione di connazionali Tutsi.

In questa cornice in cui gli osservatori internazionali avvertono le prime avvisaglie di quello che diventerà uno dei più grandi genocidi della storia africana, non riescono ad intervenire celandosi dietro ad una neutralità che lascerà un solo uomo, il direttore d’albergo Paul Rusesabagina (Don Cheadle) da solo ad affrontare un esercito di invasati connazionali pronti a perpetrare una strage che non risparmierà neanche donne e bambini.

Rusesabagina è Hutu, sua moglie Tatiana (Sophie Okonedo) Tutsi, la coppia con figli scoprirà ben presto che l’hotel presidato dai caschi dell’ONU sembra al momento l’unico luogo sicuro, così lo raggiungeranno portando con loro un gruppo di vicini di etnia Tutsi formato da anziani, donne e bambini, Rusesabagina dovrà pagare la milizia anti-Tutsi per salvare la propria famiglia e darà tutto ciò che possiede per strappare alla morte più persone possibile.

L’hotel dove lavora Rusesabagina diventerà così metà di pellegrinaggio da parte di centinaia di profughi in fuga dagli estremisti, un’isola di salvezza e apparente neutralità che però ben presto non riuscirà più a restare tale e toccherà proprio al disperato quanto determinato direttore d’albergo cercare con ogni mezzo di salvare la propria famiglia e tutti i suoi connazionali, circa 1.200 persone di entrambe le etnie assiepate nell’albergo.

Il regista irlandese Terry George confeziona un sentito e lucido ritratto di una pagina nera della recentissima storia affricana e lo fa raccontando un terribile genocidio attraverso gli occhi di un uomo che tenta in tutti modi possibili, come lo Schindler di Spielberg, di salvare quante più vite possibili da una follia omicida che davvero ha nell’insensatezza di menti fondamentalmente labili e prive di valori la sua origine.

La cronaca degli eventi fornitaci da George non lascia spazio a dubbi ne a giustificazioni di sorta, le responsabilità vengono palesate senza remore, il cuore e l’altruismo del protagonista sul cui volto grazie alla bravura di un intenso Don Cheadle transitano paura, sconcerto, disperazione e rabbia aiutano a sperare in un umanità che si dimostra ad ogni sequenza sempre più labile.

Hotel Rwanda è un atto dovuto, una di quelle pellicole necessarie che aiutano attraverso il cinema a guardarci allo specchio e capire che a volte, per quanto possa essere difficile, fare la cosa giusta può fare davvero la differenza.

Note di produzione: il regista Terry George prima di debuttare alla regia ha curato gli script di Nel nome del padre e The boxer, nel film appaiono Jean Reno, Nick Nolte  e Joaquin Phoenix, il film è stato nominato a tre premi Oscar per la miglior sceneggiatura (George), miglior attore protagonista (Cheadle) e miglior attrice non protagonista (Okonedo).

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