Dal tramonto all’alba, la trilogia

di Pietro Ferraro 1

1996, l’accoppiata Robert Rodriguez/Quentin Tarantino si unisce per una  fumettosa digressione splatter/pulp del genere vampire, regalandoci una divertente commistione di western e road-movie, aggiungendo un omaggio al claustrofobico cinema d’assedio di Carpenter e un cast memorabile, che oltre allo stesso Tarantino, qui in veste di sceneggiatore e co-protagonista, sfoggia anche la Juliett Lewis di Assassini nati, l’Harvey Keitel de Il cattivo tenente e un Clooney ormai avviato verso una fulgida carriera da sex-simbol made in Hollywood.

Inutile dire che la follia regna sovrana nel film del dinamico duo, serial killer, sacerdoti spretati, un nido di vampiri che è insieme un tempio sacrificale, una bettola per camionisti ed un bordello di confine, rodriguez dirige un fumettone sanguinolento e fracassone da antologia.

Effetti speciali memorabili, i vampiri ultra-deformed dell’EFX Group di Kurtzman, Nicotero e Berger richiamano un altro piccolo gioiello horror, il tv-movie a base di demoni Il cavaliere del male, ironia in puro stile Sam Raimi, i clichè del genere tutti rispettati, croci, aglio, acqua santa, luce del sole e decapitazione morte certa per i succhiasangue, e cameo per Tom Savini spassoso il suo Sex Machine.

Il film figliò due sequel, Dal tramonto all’alba 2: Texas, sangue e denaro, una rapina e due vampiri in incognito scateneranno una sanguinosa faida tra i membri di una banda, pluripremiato direct-to-video del 1999 prodotto da Tarantino e Rosdriguez,  alla regia lo Scott Spiegel co-sceneggiatore con Raimi del sequel Evil dead 2/La casa 2, protagonista l’ex-T 1000 Robert Patrick e cameo per Bruce Ash Campbell.

Segue l’anno dopo Dal tramonto all’alba 3: la figlia del boia, altra produzione Tarantino/Rodriguez, alla regia P.J. Pesce, stavolta si tratta di un prequel ambientato in Messico nei primi anni del ‘900, al centro della storia sempre l’isolatissimo bordello/bettola pronto ad attirare centinaia di ignari viaggiatori/prede.

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