Come tu mi vuoi, recensione

di Pietro Ferraro 4

Giada (Cristiana Capotondi) è una studentessa modello, ma in fatto di popolarità tra i ragazzi non raggiunge neanche la sufficienza, visto che è affetta da una sindrome cronica da brutto anatroccolo che la spinge a trascurarsi, pensando ingenuamente che nella società dell’apparire a tutti i costi la sostanza conti ancora qualcosa.

Riccardo (Nicolas Vaporidis) è invece proprio il contrario, svogliato negli studi e con un principio di sindrome di Peter Pan, il ragazzo oltre ad essere molto popolare è anche corteggiatissimo da uno stuole di oche che farebbero carte false per un’uscita con lui.

Le strade di queste due stili di vita agli antipodi finiranno comunque per incrociarsi, visto che la gang di cervelloni di cui si circonda il bel Riccardo gli consiglia di sedurre la bruttina, ma intelligente Giada al fine di sfruttarne la preparazione scolastica e scroccare qualche ripetizione che gli permetterebbe di alzare la desolante media di voti accumulati a stento e che non bastano più a tenere a bada la famiglia che minaccia di tagliare i fondi.

Niente più serate in discoteca, cazzeggio con gli amici e vacanze terrorizzano non poco Riccardo, per non parlare della terribile  prospettiva di lavorare, sia mai piegarsi a tale umiliazione, così decide di tentare un approccio con Giada e i due così diversi sembreranno trovare un vago feeling, che naturalmente va oltre l’attrazione fisica decisamente latitante, almeno da parte di Riccardo.

Giada però non ci sta e così per conquistare Riccardo decide di attuare un piano d’emergenza che prevede una sorprendente trasformazione da brutto anatroccolo a cigno con il supporto e la consulenza di un’amica di Riccardo reginetta dell’effimero, che ben presto però perderà il controllo della sua creatura.

Debutto su grande schermp per il regista Volfango De Biasi che per l’occasione riunisce una coppia da teen-movie ben consolidata, Cristiana Capotondi e Nicolas Vaporidis già insieme nel campione d’incassi Notte prima degli esami. provando con scarso successo a delineare alcuni elementi distintivi della società odierna e del mondo giovanile cartoonizzandoli però all’estremo e trasformando la coppia di protagonisti troppo acerbi in due imbarazzanti stereotipi da teen-movie.

Come i Cinepanettoni anche il filone adolescenziale continua imperterrito, tranne qualche rara eccezione, a citare se stesso proponendo in salsa greve e fastidiosamente ipercolorata il mondo dei giovani, e invece di far riflettere sulla degradazione dei valori e un preoccupante crescendo di vacuità, o almeno tentando questa strada, continua ad ammiccare a quel target di pubblico che vorrebbe raccontare e far riflettere trasformandosi in una sorta di specchio deformante in cui specchiarsi e compiacersi.

Note di produzione: vi segnaliamo una dichiarazione rilasciata a suo tempo dal regista Volfango De Biasi a proposito del suo film:

Sono stanco del politically correct. Credo che il mondo che c’è là fuori sia abbastanza crudele, anche peggio di come appare nella pellicola. E penso che il compito della commedia, al di là dell’entertainment, sia anche quello di lasciare un gusto amaro. Di far riflettere, magari suscitando un po’ di polemica.

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