Che fine ha fatto Macaulay Culkin?

di Redazione Commenta

Oggi per la rubrica sulle meteore hollywoodiane ci occupiamo di Macaulay Culkin, una vera baby-star degli anni ’90 che purtroppo è diventata l’esempio eclatante di come un successo troppo repentino non supportato da una famiglia solida alle spalle e da una oculata e lungimirante scelta di copioni possa trasformarsi in un boomerang che ha portato ad una devastante guerra combattuta in aule di tribunale dai genitori di Culkin per il suo affidamento, conflitto che ha segnato in negativo una carriera che con i fisiologici cambiamenti fisici dovuti all’adolescenza ha finito per subire un prevedibile tracollo.

Cominciamo proprio dagli anni ’90 che hanno rappresentato per Culkin sia l’apice che il declino della sua carriera, infatti dopo la comedy Io e Zio Buck (1989) accanto al compianto John Candy e al thriller Allucinazione perversa (1990) dove interpreta il figlio di Tim Robbins, arriva il mostruoso successo del family-movie di Chris Columbus Mamma ho Perso l’aereo (1990) dove interpreta il pestifero Kevin McCallister, un blockbuster da oltre 400 milioni di dollari che avrà un inevitabile sequel, Mamma ho riperso l’aereo: Mi sono smarrito a New York (1992).

Dopo il boom seguiranno Papà, ho trovato un amico (1991), il thriller L’innocenza del diavolo (1993) e a chiudere il decennio i due film che hanno segnato l’inesorabile declino di Culkin, i sonori flop del 1994 The Pagemaster-L’avventura meravigliosa che segue l’iter narrativo live-action/animazione del recente Arthur e il popolo dei Minimei e Richie Rich-Il più ricco del mondo che segna l’ultima apparizione del baby-divo ormai adolescente su grande schermo.

Dalla comedy Richie Rich passeranno quasi dieci anni prima di rivedere sul set l’attore ormai ventitreenne, accadrà per il biografico Party Monster (2003) e successivamente per la teen-dramedy Saved! (2004) dove interpreta un ragazzo diversamente abile.

L’ultima apparizione su grande schermo di Culkin risale al 2007 nella dark-comedy indipendente di Miles Brandman Sex and Breakfast.

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