Baby Mama, recensione in anteprima

di Redazione 6

Kate ha 37 anni, è una professionista appagata, una donna in carriera all’apice del successo, sembra non mancarle proprio nulla, ma quando inevitabilmente l’orologio biologico, aiutato da una snervante madre impegnata in una campagna pro-matrimonio, si mette in moto, a Kate sembra esplodere incontrollato un bisogno latente di maternità che col passare del tempo si rivela un’ossessione.

Quindi inizia la fase successiva, appurato l’istinto materno si cerca il partner ideale con cui sfornare il dolce e appagante bebè, ma Kate è un pò troppo decisa ed aggressiva, a tal punto da far fuggire a gambe levate i papabili. Si passa così alla Fase 2: l’adozione, insomma non sarà poi così difficile adottare un bambino, dopotutto kate può regalargli una vita agiata, ma niente da fare neanche su quel fronte.

fase 3: l’inseminazione artificiale fai da te, Kate si rivolge ad una banca del seme, e dopo un mostruoso e imbarazzante puzzle genetico con cui sceglie il suo partner virtuale ideale, Kate si porta a casa il suo bel contenitore e passa un mese nel vano tentativo di restare incinta. Rivoltasi in extremis ad uno specialista scopre che c’è solo una possibilità su un milione che l’inseminazione artificiale vada a buon fine.

In preda allo sconforto Kate scopre la fase 4: la madre surrogata, così tramite un’agenzia sceglie una ragazza che porterà avanti la gravidanza al posto suo, e poi senza rendersi conto delle conseguenze a cui andrà incontro, per tenere d’occhio la ragazza la fa traslocare a casa sua, ma le due, dai caratteri diametralmente opposti, troveranno terreno fertile su cui scontrarsi e sarà guerra aperta senza esclusione di colpi bassi.

Baby Mama sulla carta poteva sembrare l’ennesima commedia che ironizza stancamente sull’istinto materno e l’onnipresente spada di Damocle del ffamigerato orologio biologico che affligge la donna indipendente del nuovo millennio, in realtà il film si ispira ad un genere molto amato in America e da Hollywood, la cosidetta Buddy comedy.

Un esempio del genere è lo spassoso La strana coppia con Jack Lemmon e Walter Matthau, lo scontro di due caratteri opposti costretti allo scontro perpetuo e alla convivenza forzata ma che si scoprono col tempo inseparabili amici, ma mentre il genere negli anni è stato sempre e comunque virato al maschile, stavolta questa brillante rilettura, fatta dal regista e sceneggiatore Michael McCullers, utilizza due talentuose attrici e autrici in gonnella provenienti dalla fucina di talenti del Saturday Night Live.

Ottima la sintonia tra le due protagoniste, la perfettina Kate Holbrok/Tina Fey e la devastante e destabilizzante Angie Horlowsky/Amy Poehler, spassoso cameo di Steve Martin nel ruolo di un guru new age, e una serie di interpreti in parte che danno solidità al contorno, Greg Kinnear, Maura Tierney e nella parte del direttore dell’agenzia per madri surrogate, una sorprendente e autoironica Sigourney Weaver.

Baby mama va dritto al sodo, non cerca il messaggio o i contenuti ad ogni costo, sfida il buon senso e gioca con la sacralità della famiglia e della maternità, ma lo fa con la giusta dose d’ironia e con un umorismo virato al femminile squisitamente tagliente che conquista per dialoghi frizzanti e una sorprendente vis comica mai banale.

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