Ma come fa a far tutto?, recensione

di Pietro Ferraro 1

L’indaffaratissima mamma-manager Kate Reddy (Sarah Jessica Parker) trova sempre più difficoltà a far conciliare il suo lavoro in una società d’investimenti, in cui deve confrontarsi quotidianamente con un ambiente piuttosto competitivo, con la sua famiglia composta da due figli ancora piccoli e bisognosi di attenzioni e un marito (Greg Kinnear) sin troppo comprensivo che comincia però a sentire le lacune di una madre e moglie la cui carriera è in netta ascesa. Kate però non si da per vinta, vuole essere una mamma presente, una moglie premurosa e una manager di successo e s’incaponisce a tal punto che accetterà un lavoro piuttosto oneroso, che la porterà a stretto contatto con un fascinoso uomo d’affari (Pierce Brosnan) e in giro per meeting e briefing da una città all’altra, cominciando invitabilmente a perdere colpi sotto l’enorme pressione di un affare da milioni di dollari e i doveri da casalinga e genitrice che incombono e che ben presto diventeranno insostenibili.

Così l’oberata Kate arriverà ad un bivio, quello in cui dovrà rivedere le sue priorità di donna e madre: rischiare di perdere il marito che ama come il primo giorno e non veder crescere i suoi figli per un lavoro che la gratifica o rinunciare alla sua indipendenza sacrificando completamente la sua ambizione e abbracciando in toto il focolaio domestico?

In Come fa a far Tutto? Sarah Jessica Parker torna su grande schermo da protagonista assoluta, in una divertente comedy tratta da un best seller che conta un esercito di lettrici e potenziali spettatrici che si sono riconosciute in una parabola dell’odierna donna in carriera, in perenne conflitto tra il naturale istinto di madre e moglie in una società che le impone modelli maschili iper-competitivi, per poi alla prima occasione colpevolizzarne l’ambizione richiamandola ai doveri di un focolaio domestico in molti casi subito.

Di certo nello script di Aline Brosh McKenna (27 volte in bianco) gli stereotipi non mancano, ma stavolta una Sarah Jessica Parker particolarmente ispirata smussa alcune inevitabili e piuttosto palesi lacune della pellicola, tutta narrativamente virata al femminile, d’accordo che si tratta di un film indirizzato ad un target ben specifico, ma le figure maschili risultano troppo sfocate sbilanciando così la fruibilità del film, il che è un peccato perchè nel complesso la comedy di Douglas McGrath (Infamous) non manca di momenti piacevoli, divagazioni emotivamente intriganti e spunti interessanti e soprattutto non mostra, se pur tentata una panacea hollywoodiana a tutti i mali e anche nel canonico e inevitabile lieto fine, c’è sempre la sensazione che forse una soluzione al caos emotivo narrato nel film in realtà non esista, ma faccia parte come la vita di un qualcosa di incontrollabile che va vissuto, affrontato e metabolizzato giorno per giorno.

La citazione:…perchè cercare di essere un uomo vuol dire sprecare una donna. (Kate Reddy)

Note di produzione: il libro da cui è tratto il film I Don’t Know How She Does It scritto da Allison Pearson e pubblicato nel 2002 ha venduto oltre 4 milioni di copie.

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