B-cult, Non aprite quella porta

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Oggi per i B-cult rispolveriamo Non aprite quella porta di Tobe Hooper, uno degli horror indipendenti più disturbanti ed efferati di sempre, nonchè uno dei più imitati, omaggiati e saccheggiati capolavori del cosiddetto cinema di serie B, ad oggi ineguagliabile per atmosfera e realismo della messinscena.

E’ il 1973 Hooper reduce dal lungometraggio Eggshells, si ispira alle gesta del famigerato macellaio del Wisconsin Ed Gein, serial killer con l’hobby di tappezzare la propria abitazione con i resti delle sue vittime, e le cui gesta ispirarono anche cult come Psycho e Il silenzio degli innocenti.

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La forza del film di Hooper è nell’atmosfera malata che si percepisce in ogni fotogramma, amplificata da un realismo ed una fotografia che permettono di trasmettere allo spettatore la lordura ed il malessere in cui è cresciuto il deforme protagonista, il cannibale/macellaio Leatherface nutrito a carne umana dai suoi  deviati e psicopatici familiari che durante il film, massacreranno una comitiva di  malcapitati ragazzi che finiranno macellati in una dispensa da iucubo.

Il film  vanta un sequel anni ’80 diretto dallo stesso Hooper che decide di allontanarsi dall’originale, forse intuendo l’impossibilità di replicare certe suggestioni ed una fase creativa indissolubilmente legate agli anni ’70, trasformando la famiglia di cannibali in una grottesca allegoria, che non manca però di spunti visivamente intriganti.

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Altri due i sequel in cui Hooper non verrà coinvolto entrambi  di modesta fattura, mentre discreti sia il remake del 2003 ad opera di Marcus Nispel, che il prequel del 2006 Non aprite quella porta-L’inizio di Jonathan Liebesman, in cui assisteremo alla nascita di Leatherface, in un memorabile sequenza ambientata in un macello.

La pellicola originale venne censurata, o come in Inghilterra addirittura bandita,  per i contenuti iperviolenti e il realismo delle efferate sequenze, costato circa 140,000$ il film incassò oltre 30 milioni, ed è ad oggi considerato un capolavoro assoluto.