B-cult, Darkman

di Pietro Ferraro 1

La rubrica dedicata ai B-movies quest’oggi lascia spazio ad un illustre ospite che segna la terza incursione hollywoodiana del regista Sam Raimi, stiamo parlando di Darkman, antieroe sfigurato che attingendo dalla mitologia del mondo dei supereroi, indossando maschere alla Mission: Impossible e vivendo in puro stile Fantasma dell’opera, cerca vendetta contro chi gli ha distrutto la vita trasformandosi in un oscuro e spietato vigilantes dai mille volti.

Abbiamo voluto inserire Darkman nella rubrica B-cult perchè rappresenta la summa di tutta la materia prima di cui sono fatti gli incubi, ma anche i sogni che hanno generato il mondo dei fumetti, con le sue schiere di vigilantes/supereroi e il cinema fanta-horror, con i suoi scienziati pazzi e repertorio di mostruosità varie.

Raimi utilizza il talento e la fisicità del veterano Liam Neeson per raccontarci dello scienziato Peyton Westlake, impegnato nella sperimentazione di un avanzatissimo tipo di cute artificiale, che finirà suo malgrado coinvolto in una compromettente rivelazione che coinvolge un uomo d’affari ed un potente boss del crimine.

A fare le spese di questa improvvida rivelazione sarà proprio Westlake che finirà orribilmente sfigurato e ridotto in fin di vita dopo l’esplosione del suo laboratorio, ma Westlake cercherà la sua vendetta utilizzando la sua pelle artificiale e l’impossibilità di provare dolore, causatagli da una lesione ai nervi, per trasformarsi nel giustiziere Darkman.

Un cinefumetto nel senso più intrigante e rutilante del termine, visionarie ed acrobatiche incursioni horror alla Evil Dead, un raffinato e reiterato saccheggio dalla mitologia fantastica di sempre, il Darkman di Raimi conquista il cultore e ammalia il neofita con un tocco di follia che ahinoi non ritroveremo più dopo il successivo L’armata delle tenebre, se non irrimediabilmente edulcorato dalle esigenze dello show-biz.

Io sono tutti gli uomini; e nessuno. Sono dappertutto; e in nessun luogo. Io… sono… Darkman!

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