Atterraggio d’emergenza, recensione

di Redazione Commenta

Su un volo privato un gruppo di figli di papà è pronto a trascorrere una memorabile vacanza esotica, finanziatore del viaggio un miliardardario che ha organizzato il tutto per festeggiare il compleanno della figlia.

A bordo anche John Masters (John Sabato Jr.)  un ex-militare assoldato come guardia del corpo, i piloti e il personale di bordo, quest’ultimo si rivelerà poi essere un team di terroristi intenzionati a dirottare l’aereo e rapire la figlia del miliardario.

I dirottatori non hanno però calcolato la preparazione militare di Masters, che non avendo intenzione di dargliela vinta comincerà, supportato da uno dei piloti (Michael Parè), a far strage di terroristi. Nel frattempo a peggiorare la situazione l’approssimarsi di un violento uragano.

Atterraggio d’emergenza (Crash Landing) è un prodotto palesemente concepito per il mercato direct-to-video, con un paio di protagonisti veterani del piccolo schermo, Antonio Sabato Jr. ex-modello di intimo prestato alla tv, molti i serial nel curriculum e altrettanto numerosi i tv-movies e il collega Michael Parè, anche per lui dopo una serie di B-movies anni’80 l’oblio dell’home-video. Dietro la macchina da presa Jim Wyrnoski, vecchia conoscenza che ha fatto dei prodotti low-budget una ragione di vita, all’attivo alcune perle come lo Z-horror Ghoulies 4 e il beast-movie Komodo vs Cobra.

Il film si inserisce nel filone action ad alta quota che negli anni ci ha regalato più di qualche pellicola interessante, vedi gli ottimi Decisione critica con Kurt Russell e Passenger 57-terrore ad alta quota con il roccioso Wesley Snipes, naturalmente qui lo script è più che mai ai minimi termini, la tensione latitante e i dirottatori palesemente inadeguati, tanto da strappare più di qualche risatina di scherno durante la visione.

Atterraggio d’emergenza non pretende null’altro che arrivare ai titoli di coda con un bodycount adeguato, lasciare a terra qualsiasi parvenza di realismo, e permettere ai protagonisti di sbarcare il lunario. Visto il corposo repertorio sfoggiato dal filone, direi che è il caso di ripescare qualche classico, in caso contrario l’importante è approcciarsi alla visione ben consapevoli del tono della messinscena, insomma vale sempre il detto spettatore avvisato….

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