Vincere: recensione

L’estetista Ida Dalser (Giovanna Mezzogiorno), si innamora di un giovane giornalista, è un amore forte, intenso, che sa di devozione, il giovane giornalista in aria di escalation politica è Benito Mussolini (Filippo Timi), futuro fondatore del quotidiano Popolo d’Italia che diventerà l’organo ufficiale della dittatura fascista.
La Dalser si immola economicamente ed emotivamente per la causa, tutti i suoi averi saranno donati a Mussolini per finanziare il suo giornale e la sua fase politica, lei rimane incinta, lui la sposa e in principio riconosce il figlio, Benito Albino, poi il matrimonio con Rachele, la dittatura, la sua elezione a duce e il pericolo di un matrimonio ed un figlio scomodi e in odore di scandalo.
La lotta della Dalser per il riconoscimento del suo ruolo nella vita del duce e del figlio faranno troppo rumore, e la dittatura in evoluzione fagociterà nel suo devastante meccanismo madre e figlio, che scompariranno letteralmente nella zelante e funzionale macchina burocratica che li seppellirà in un istituto psichiatrico dove moriranno nell’oblio e nella solitudine.
Vincere è un intenso melò storico che finalmente si distacca dalla invasiva chiave politica tanto cara al regista Marco bellocchio, che viene in questo caso benevolmente imbrigliato in una dettagliata ricostruzione storica ed in un racconto di uomini, donne e di un periodo buio della storia italiana.
Nessuna rilettura, Nessuna revisione o personalismo, la politica solo come cornice ed escamotage narrativo, in Vincere c’è la storia , la brutalità della dittatura e l’ambizione di un uomo ed il suo potere che vincono contro una donna forte, ma non abbastanza, per contrastare non solo un uomo, ma una nazione intera che in piena involuzione si apprestava a subire una lenta e inesorabile trasformazione.
Intenso, solido e ben recitato, Vincere è un film che potrà sicuramente piacere ad un pubblico più ampio del solito zoccolo duro di critici e cinefili.
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