Recensione: The strangers

Kristen e James sono una coppia in crisi, lui cerca di organizzare una cena romantica in cerca di una riconciliazione, la casa di campagna dei genitori di lui sembra il posto giusto per due chiacchiere in intimità, lei non sembra in grado di rincollare i pezzi di una relazione che sta andando in frantumi, James comunque tenta l’ultima carta e i due si ritrovano, dopo un ricevimento di nozze, nell’isolata villetta.
E’ notte fonda, qualcuno bussa alla porta, una strana ragazza dall’aria svanita, chiede di qualcuno che i due neanche conoscono, poi se ne va, sembra tutto a posto, ma così non è, la ragazza torna e stavolta è in compagnia di altri due tizi mascherati e dall’aria sinistra, Quell’apparizione sarà il prologo di una lunga notte d’assedio per la coppia che dovrà difendersi dai ripetuti tentativi dell’inquietante terzetto di penetrare in casa loro.
Stabiliamo subito un punto, se questa è l’alternativa alla infinita serie di sequel di Saw e affini, andiamo maluccio, il regista esordiente Bryan Bertino è abile nell’uso del mezzo tecnico, ed e’ inequivocabile il suo bagaglio visivo, conosce a fondo i meccanismi visivi di oltre un trentennio di Horror e thriller e se ci mettiamo anche, che la sceneggiatura è la sua, non possiamo che complimentarci per lo sfoggio di tecnica cinematografica che dimostra.
Purtroppo The Strangers non è ne un cortometraggio ne un videoclip. bensì un thriller dalle venature horror e come tale richiedeva un regista meno acerbo, con molta più esperienza nel giocare col genere, perchè sinceramente la serie di situazioni e gli scarni dialoghi sanno di trito, quindi urgeva, in questo caso un ricorso, furbo, ma necessario ad escamotage visivi altamente scioccanti che riuscissero a scuotere lo spettatore dalla sonnolenza che rischia di assalirlo a metà film.
Il regista mette mano alla sua sceneggiatura, che dire prevedibile è un eufemismo, pescando senza remore da Arancia meccanica, Funny games, e il recente Them, frulla tutto, ma invece che premere l’accelleratore sulla violenza, gioca con la tensione, che purtroppo non riesce minimamente a gestire, quindi carica di attese alcune scene all’inverosimile per poi far scemare tutta la tensione faticosamente accumulata con un continuo e snervante nulla di fatto.
Il sempre funzionale gioco del gatto col topo, senza le dovute trappole ed i giusti inneschi narrativi non serve a nulla, non si può in un film di genere, relegare tutto la parte violenta nel finale e tediare il povero spettatore con accadimenti che ne stressano la pazienza per poi propinargli il pistolotto sulla banalità del male con una frase ad effetto nello scontato finale,
Bertino non è ancora in grado di gestire un copione così povero, non ha gli strumenti per arricchirlo, in questo frangente non serve tecnica, ma esperienza, neanche i due attori protagonisti, Liv Tyler e Scott Speedman, riescono, pur mettendocela tutta a risollevare la pellicola, che a tratti diventa irritante, che dire, una delusione, un libro dalla copertina promettente, ma dal contenuto alquanto deludente.
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