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  • 13
  • lug

Recensione: Funny Games

Di Diego Odello, in Americana, Anni 2000, Europea, Thriller.

Anna (Naomi Watts), George (Tim Roth) e Georgie (Devon Gearhart) sono i tre componenti di una felice famiglia, con cane al seguito, che si è recata a villeggiare nella propria casa al lago, preparandosi a rilassanti attività quali la pesca, il golf e le grigliate con gli altri abitanti del luogo, tutti della medio – alta borghesia.

La loro vacanza, però, non va minimamente come doveva andare: due ragazzi perbene, Paul (Michael Pitt) e Peter (Brady Corbet), vestiti di bianco, con tanto di guanti seppur sia estate, si presentano alla loro porta per chiedere quattro uova, che maldestramente fanno ripetutamente cadere.

Il loro snervante gioco ha inizio: con la scusa della maleducazione prima della padrona di casa, poi del padrone, i due ragazzi prendono in ostaggio la famiglia, scommettendo di eliminarli tutti entro dodici ore, dopo essersi divertiti con altri giochi insensati.


Michael Haneke, ripropone Funny Games dieci anni dopo il grande successo di Cannes, con produzione e attori americani, per riuscire a raggiungere con più facilità il pubblico d’oltreoceano e lanciare la dura accusa al messaggio, che la televisione e il cinema dei giorni nostri passano, ovvero che a loro sia tutto permesso, solo perché sono finzione.

Mantenendo totalmente uguale all’originale sia le inquadrature (primi piani sugli oggetti più comuni e campo lungo sui luoghi silenziosi e sereni in cui è ambientata la storia), che le musiche (a parte il viaggio in macchina, dove si alterna, come ad anticipare quello che si andrà a mostrare nel film, alla musica classica il metal, per tutto il film è costante l’inquietante silenzio che accompagna ogni scena), Michael Haneke, ci sbatte in faccia la finzione messa in scena sottolineandola non solo attraverso gli sguardi in camera dei protagonisti o con le domande di Peter rivolte allo spettatore o con il rewind verso la fine del film, ma anche attraverso il remake stesso del film e la serialità dei due killer.

Il regista continua a cambiare nome ai due serial killer (a volte chiamati anche Tom e Gerry) e a non motivare la loro violenza (i due ragazzi si inventano ogni volta una causa differente per spiegare il loro comportamento pazzoide), per non dare la possibilità allo spettatore di empatizzare con i protagonisti, mettendo a nudo il fatto che spesso viene rappresentata violenza fine a se stessa.

Per lo stesso motivo i due ragazzi cercano di risultare il più possibile antipatici, ripetendo continuamente le stesse frasi, chiedendo scusa per il male arrecato, aspetti che solo dei pazzi potrebbero condividere. Gli stessi protagonisti sanno di non essere i favoriti del pubblico, eppure insistono per essere disprezzabili: si danno dodici ore di tempo per ammazzare la famiglia, perché l’obiettivo non è ammazzarli, ma divertirsi con la loro sofferenza, unico vero aspetto che il pubblico, colpevole quanto Peter e Paul, condivide ogni qualvolta guarda i film splatter o horror.

Concludendo: il film non vuole far paura e nemmeno cercare di essere come Arancia Meccanica (unica somiglianza il candore dei protagonisti), ma è semplicemente una denuncia (a tratti, come nel finale del film anche in maniera parodica), dell’insensata violenza a cui siamo giornalmente sottoposti. Visti certi squallidi horror non si può che essere d’accordo.



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7 Commenti Scritto da Diego Odello
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Commenti:

Sono stati scritti 7 commenti su "Recensione: Funny Games"

  1. Sinceramente tifavo per i due giovani assassini. Una famiglia di cretini: lui un mezzo uomo che piange in momenti di angoscia e non fa nulla per difendere la propria famiglia, la moglie isterica, che cerca di fare la parte dell’uomo ma senza riuscirci, il figlio sfortunato ad essere figlio di due inutili esseri, i killer sono fantastici, prima li torturano con giochi di parole e azioni poi li fanno fuori senza che nulla fosse.

  2. Ho adorato l’originale, e sento che adorerò questo. Violenza insensata che acquista senso quando la racconta Haneke

  3. [...] Funny Games [...]

  4. [...] Funny Games [...]

  5. [...] pura fantasia, bensì il nuvo ruolo che l’attore, che abbiamo visto ultimamente protagonista in Funny Games, [...]

  6. [...] intenzionati a penetrare in casa e ad uccidere entrambi, Bertino cita Arancia meccanica, Funny games e Them, in una spietata analisi sulla banalità del male e delle sue [...]

  7. [...] sceneggiatura, che dire prevedibile è un eufemismo, pescando senza remore da Arancia meccanica, Funny games, e il recente Them, frulla tutto, ma invece che premere l’accelleratore sulla violenza, gioca [...]




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