La Mummia, recensione

di Pietro Ferraro 6

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In un suggestivo prologo attraverso le nebbie del tempo conosceremo l’amore proibito del  sacerdote egizio Imhotep (Arnold Vosloo) per la splendida consorte del faraone Anck-Su-Namun (Patricia Velasquez), la loro storia che finirà con l’essere scoperta, li condannerà entrambi ad una terribile non-morte esiliati dal mondo dei vivi e reietti in un aldilà fatto di oblio e dannazione eterna.

Con un salto in avanti nel tempo ci troviamo negli anni ’20, l’avventuriero Rick O’Connel (Brendan Fraser) condannato a morte, sembra l’unico a conoscere  l’esatta ubicazione della città dei morti, la leggendaria Hamunaptra che oltre a custodire inestimabili tesori, è anche l’ultima dimora di Imhotep che attende solo che qualcuno lo risvegli e dia carne e sangue alla sua anima tormentata.

La goffa e adorabile bibliotecaria Evelyn Camahan (Rachel Weisz)  in compagnia del fratello Jonathan (John Hannah), propone a O’Connell la salvezza dal patibolo in cambio di un’escursione guidata nel deserto alla ricerca di Hamunaptra, O’Connell costretto suo malgrado si ritroverà nella tetra città dei morti a fare i conti con un’altra spedizione di americani che hanno la ferma intenzione di trafugare qualche prezioso manufatto, possibilmente d’oro massiccio.

Naturalmente l’arrivo nella città maledetta e l’ignorare ogni avvertimento a non profanare tombe e maneggiare oggetti sacri, avrà delle terribili conseguenze come riportare in vita una terrificante versione zombificata di Imhotep, lo scatenarsi di una sorta di festival delle piaghe bibliche, la terrificante dipartita di molti dei profanatori, e il tentativo del redivivo sacerdote di riportare in vita l’amata con l’ausilio di un involucro umano, in questo caso il corpo della dolce Evelyn.

Primo e inarrivabile capitolo di una fortuna trilogia che riporta dopo anni di latitanza il filone avventuroso nei cinema per i nostalgici delle imprese del professor Jones, stavolta con un remake/reboot nel senso più nobile del termine, perchè il regista Stephen Sommers (Van Helsing) rivisita con maestria uno dei classici mostri della Universal ed un cult datato 1932, La mummia di Karl Freund con il grande Boris Karloff.

Sommers riprende alcune suggestioni prettamente horror dell’originale, e vi aggiunge lo humour dell’archeologo di Spielberg, una serie di effetti speciali di pregevole fattura, una coppia di protagonisti autoironici e particolarmente affiatati, ed un carismatico villain con lo sguardo torvo e la mascella volitiva del sudafricano Arnold Vosloo.

La mummia è un riuscito mix di materiale da entertainment racchiuso in una fastosa confezione ricca di suggestioni, citazioni e omaggi, intrattenimento all’ennesima potenza che dimostra che il tanto vituperato odierno ciinema commerciale può figliare riuscitissimi ibridi da non sottovalutare.

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