I bruttissimi: House of the dead

di Pietro Ferraro 6

In una rubrica come questa non si poteva non parlare del re del trash cinematografico Uwe Boll, il regista più denigrato del web, sue le irresponsabili trasposizioni di videogames storici come Alone in the dark, l’unico regista per cui sia stato richiesto, tramite petizione con tanto di firme, il ritiro dalle scene, insomma un vero regista da scult.

E in quest’occasione vogliamo parlare forse del suo film più brutto in assoluto, un accozzaglia di stereotipi del genere zombie, con innesti action su una sceneggiatura veramente horror, ma nel senso di orrida. In principio c’era uno shoot’em up horror molto amato, il compito del videogiocatore era, impugnando fisicamente una pistola, abbattere orde di zombi e mostruosità varie livello dopo livello, in un adrenalinico incubo digitalizzato, tanto di cappello, un’esperienza divertente e coinvolgente.

Poi arriva Boll, scrive una sceneggiatura di quelle memorabili, un gruppo di ragazzi in cerca di un rave raggiungono un’isola in cui vive una sorta di mostruosa entità che durante i secoli ha sviluppato una miracolosa mistura che gli dà il potere di riportare in vita i morti dell’isola che cominciano a spuntare come funghi dando la caccia ad un contrabbandiere d’armi che usa l’isola come magazzino ed al gruppo di ragazzi protagonisti che si trovano, armi in pugno, ad affrontare quest’orda di improbabili zombie.

Narrativamente raccapricciante questo House of the dead, dialoghi da cartoon, make-up degli zombi irrealistico e dall’aria posticcia (vedi foto) una sequenza, quella con gli screen dei vari personaggi, le armi e le caratteristiche, che vorrebbe omaggiare il videogane cui si ispira il film e invece si rivela fuori luogo e peggiora notevolmente le cose, Questo film entra di diritto nei peggiori dieci film horror della storia del cinema, sorvoliamo sul delirante finale e continuiamo a porci una domanda, perchè Boll continua a lavorare?

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