Da Venezia alle sale: Moebius

di Redazione Commenta

Non è una novità. Lui è un regista non nuovo a provocazioni di questo tipo. Il coreano Kim Ki-duk torna a Venezia a dodici mesi di distanza dalla sua vittoria del Leone d’Oro con ‘Pieta”, stavolta fuori concorso con un film censurato nel suo Paese: si tratta di “Moebius”. Prontamente il film ha scandalizzato Venezia.

Il film racconta la storia della distruzione di una famiglia. Una donna (Seo Young-ju) consumata dall’odio nei confronti del marito per la sua infedeltà decide di vendicarsi, ma causa un male peggiore al figlio. Il padre è dilaniato dai sensi di colpa e per autopunirsi si evira eliminando quella parte del suo corpi che è stata la causa principale dei disordini famigliari. Ma Kim Ki-duk non si accontenta e spinge la tragedia all’estrema conseguenza. In Corea, proprio per la violenza di certe immagini e situazioni il film è stato censurato. Il regista ha rivelato di aver dovuto tagliare tre minuti, dicendo di averlo fatto per obbedire alle leggi che si prefiggono di proteggere i giovani e chi non ha raggiunto la maturità. Secondo il coreano, questo è un problema che il suo paese dovrebbe affrettarsi a risolvere.

In conclusione, peraltro, il vincitore dell’ultimo Leone d’Oro non trova alternative al suo operare: “Spesso mi viene rimproverato di fare film violenti, ma credo che con i miei lavori esprimo la salute della società. Rifletto semplicemente quello che viene dalla società. Non posso fare altrimenti”.

Un cinema coraggioso, dunque, pronto a tutto a costo di non piacere.

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